Alla cerimonia, preparata in grande stile nei suggestivi ambienti della Domus Galilaeae, sul Monte delle Beatitudini, erano presenti il Vicario Patriarcale per Israele rev. Don Hanna Kildani, parroci della Galilea e numerosi presbiteri del Patriarcato Latino, religiosi e religiose, professori e formatori del seminario Redemptoris Mater e alcuni giovani sacerdoti provenienti dallo stesso seminario, venuti dalla Giordania. Ha partecipato inoltre alla celebrazione anche un cospicuo gruppo d’invitati provenienti dalla Spagna, tra i quali i genitori e i familiari del novello sacerdote, numerosi fratelli e sorelle della sua comunità neocatecumenale, nonché altri gruppi di fedeli provenienti dal Cammino Neocatecumenale della Galilea e della Spagna, ai quali si sono aggiunti anche altri gruppi di amici e fedeli venuti insieme con il loro parroco per l’occasione dalla Parrocchia di Shefamer, presso la quale il neo-presbitero ha svolto il suo ministero diaconale quest’anno, dalla parrocchia di Rafidiah (Nablus) e da quella di Eilat, dove Javier ha svolto un tempo di esperienza pastorale.
Fra i momenti più commoventi della celebrazione, molto partecipata, in un clima di profonda commozione e gratitudine: la chiamata del Vescovo al giovane a cui il candidato ha risposto con l’espressione biblica: «Eccomi!»; il momento della prostrazione durante il canto delle Litanie dei Santi, quando tutta la comunità cristiana, grata per l’elezione di Dio di un servo nel presbiterato, chiede solennemente la Sua benedizione e protezione in un momento di profonda unione con la Chiesa celeste; l’imposizione delle mani, culmine della celebrazione; l’unzione, segno della definitiva e indelebile consacrazione del presbitero al servizio della Chiesa; infine, il segno della vestizione con gli abiti sacerdotali, aiutato dal suo parroco, don Eli Kurzum.
Di grande rilievo teologico è stata poi l’omelia di mons. Pizzaballa che, prendendo spunto dal brano del Vangelo offerto dalla liturgia propria della festa del Corpus Domini, si è concentrato sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci (Lc 9,12).
Il primo aspetto messo in evidenza dal Vescovo concerneva la fame della gente che seguiva Gesù, che, provata dal caldo, dalla sete e dalla lunga permanenza nel deserto, simboleggia «i diversi tipi di “fame” presenti oggi nel mondo, che cerchiamo di soddisfare. Fra queste, ci dobbiamo interrogare, se sentiamo la necessità, nella nostra vita, di Gesù Cristo che solo può riempire, nel profondo di noi stessi, ogni esigenza, poiché il solo cibo che sazia è l’Eucaristia, il nutrimento che riempie ogni vuoto, ogni bisogno».
L’altro elemento sottolineato dal Vescovo è stato la povertà della folla che seguiva Gesù, ostacolo all’estremo bisogno di saziare i propri bisogni primari, data la precarietà delle condizioni in cui si trovava. Di fronte a tale bisogno, ha affermato mons. Pierbattista, «il rimedio suggerito dai discepoli è molto semplice: ognuno vada via e cerchi da sé la soluzione ai problemi. La risposta di Gesù però è opposta: la gente rimanga e quel poco che si ha, sia condiviso tra tutti». Un invito questo che è umanamente impossibile da realizzare, ha poi aggiunto il celebrante, ma che Gesù risolve compiendo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, poiché «nei momenti di necessità, la condivisione e la comunione sono essenziali e sono il frutto della presenza concreta di Cristo. Egli infatti ci ha donato la Sua vita perché potessimo anche noi, a nostra volta, donarla». Di qui il primo invito al neo presbitero a diventare «eucaristico», cioè dato totalmente in dono agli altri nella lode a Dio: «Per compiere questo miracolo non è necessaria alcuna ricchezza materiale e nessuna personale presunzione: è necessaria la comunione, la condivisione con gli altri della nostra vita nella quale risplende la vita stessa di Dio».
Nell’ultimo punto dell’omelia, mons. Pizzaballa ha evidenziato il fatto che Gesù chieda di dividere la folla «in piccoli gruppi: non più dunque una folla anonima, ma piccole comunità, ben definite e riconoscibili, dove sia più facile la condivisione e la reciprocità», sottolineando che «questa è un’indicazione importante: ci dice che l’Eucaristia è il centro della comunità, ma anche che l’Eucaristia dà forma alla comunità. Senza Eucaristia non c’è comunità». «Uno dei problemi della nostra Chiesa di oggi» – ha poi concluso mons. Pizzaballa – «è proprio l’anonimità delle nostre comunità, più simili alla folla che ai gruppi di cinquanta stabiliti da Gesù nel nostro brano. Non ci si conosce e quindi nemmeno si può condividere la vita».
Al termine della celebrazione, mons. Pierbattista ha offerto la parola anche al parroco greco-ortodosso Ihab (Atallah) Makhouli, della parrocchia di S. Giorgio a Kufar Yasif, ove Javier ha fatto il suo itinerario neocatecumenale in questi anni, con una comunità di questa parrocchia. Egli ha descritto con entusiasmo la presenza e l’attività di Javier nella parrocchia, indicando nell’opera svolta dal Cammino Neocatecumenale «un vero ecumenismo attuato concretamente nella catechesi fatta alla gente». Egli ha poi espresso la sua gratitudine a Dio per l’ordinazione del candidato cantando al termine del suo discorso il caratteristico tropario orientale «axios, axios, axios» («degno, degno, degno»).
Prima della benedizione finale, mons. Pizzaballa ha rivolto un particolare ringraziamento ai formatori del seminario Redemptoris Mater per il loro lavoro di formazione, salutando con affetto i familiari del novello sacerdote.
Come spesso avviene poi, l’allegria e la partecipazione di tutti i fratelli si è espressa, al termine della celebrazione eucaristica, con canti gioiosi eseguiti dai presenti e una ricca agape preparata grazie al contributo di tutti.

Augusta Fiore