Messaggio del Santo Padre Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale 2019

 

Messaggio del Santo Padre

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Pubblichiamo di seguito il Messaggio del Santo Padre Francesco per la 93.ma Giornata Missionaria Mondiale che si celebra domenica 20 ottobre 2019:

 

Messaggio del Santo Padre

Battezzati e inviati:
la Chiesa di Cristo in missione nel mondo

Cari fratelli e sorelle,

per il mese di ottobre del 2019 ho chiesto a tutta la Chiesa di vivere un tempo straordinario di missionarietà per commemorare il centenario della promulgazione della Lettera apostolica Maximum illud del Papa Benedetto XV (30 novembre 1919). La profetica lungimiranza della sua proposta apostolica mi ha confermato su quanto sia ancora oggi importante rinnovare l’impegno missionario della Chiesa, riqualificare in senso evangelico la sua missione di annunciare e di portare al mondo la salvezza di Gesù Cristo, morto e risorto.

Il titolo del presente messaggio è uguale al tema dell’Ottobre missionario: Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo . Celebrare questo mese ci aiuterà in primo luogo a ritrovare il senso missionario della nostra adesione di fede a Gesù Cristo, fede gratuitamente ricevuta come dono nel Battesimo. La nostra appartenenza filiale a Dio non è mai un atto individuale ma sempre ecclesiale: dalla comunione con Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, nasce una vita nuova insieme a tanti altri fratelli e sorelle. E questa vita divina non è un prodotto da vendere – noi non facciamo proselitismo – ma una ricchezza da donare, da comunicare, da annunciare: ecco il senso della missione. Gratuitamente abbiamo ricevuto questo dono e gratuitamente lo condividiamo (cfr Mt 10,8), senza escludere nessuno. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi arrivando alla conoscenza della verità e all’esperienza della sua misericordia grazie alla Chiesa, sacramento universale della salvezza (cfr 1 Tm 2,4; 3,15; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium , 48).

La Chiesa è in missione nel mondo: la fede in Gesù Cristo ci dona la giusta dimensione di tutte le cose facendoci vedere il mondo con gli occhi e il cuore di Dio; la speranza ci apre agli orizzonti eterni della vita divina di cui veramente partecipiamo; la carità, che pregustiamo nei Sacramenti e nell’amore fraterno, ci spinge sino ai confini della terra (cfr Mi 5,3; Mt 28,19; At 1,8; Rm 10,18). Una Chiesa in uscita fino agli estremi confini richiede conversione missionaria costante e permanente. Quanti santi, quante donne e uomini di fede ci testimoniano, ci mostrano possibile e praticabile questa apertura illimitata, questa uscita misericordiosa come spinta urgente dell’amore e della sua logica intrinseca di dono, di sacrificio e di gratuità (cfr 2 Cor 5,14-21)! Sia uomo di Dio chi predica Dio (cfr Lett. ap. Maximum illud ).

È un mandato che ci tocca da vicino: io sono sempre una missione; tu sei sempre una missione; ogni battezzata e battezzato è una missione. Chi ama si mette in movimento, è spinto fuori da sé stesso, è attratto e attrae, si dona all’altro e tesse relazioni che generano vita. Nessuno è inutile e insignificante per l’amore di Dio. Ciascuno di noi è una missione nel mondo perché frutto dell’amore di Dio. Anche se mio padre e mia madre tradissero l’amore con la menzogna, l’odio e l’infedeltà, Dio non si sottrae mai al dono della vita, destinando ogni suo figlio, da sempre, alla sua vita divina ed eterna (cfr Ef 1,3-6).

Questa vita ci viene comunicata nel Battesimo, che ci dona la fede in Gesù Cristo vincitore del peccato e della morte, ci rigenera ad immagine e somiglianza di Dio e ci inserisce nel corpo di Cristo che è la Chiesa. In questo senso, il Battesimo è dunque veramente necessario per la salvezza perché ci garantisce che siamo figli e figlie, sempre e dovunque, mai orfani, stranieri o schiavi, nella casa del Padre. Ciò che nel cristiano è realtà sacramentale – il cui compimento è l’Eucaristia –, rimane vocazione e destino per ogni uomo e donna in attesa di conversione e di salvezza. Il Battesimo infatti è promessa realizzata del dono divino che rende l’essere umano figlio nel Figlio. Siamo figli dei nostri genitori naturali, ma nel Battesimo ci è data l’originaria paternità e la vera maternità: non può avere Dio come Padre chi non ha la Chiesa come madre (cfr San Cipriano, L’unità della Chiesa , 4).

Così, nella paternità di Dio e nella maternità della Chiesa si radica la nostra missione, perché nel Battesimo è insito l’invio espresso da Gesù nel mandato pasquale: come il Padre ha mandato me, anche io mando voi pieni di Spirito Santo per la riconciliazione del mondo (cfr Gv 20,19-23; Mt 28,16-20). Al cristiano compete questo invio, affinché a nessuno manchi l’annuncio della sua vocazione a figlio adottivo, la certezza della sua dignità personale e dell’intrinseco valore di ogni vita umana dal suo concepimento fino alla sua morte naturale. Il dilagante secolarismo, quando si fa rifiuto positivo e culturale dell’attiva paternità di Dio nella nostra storia, impedisce ogni autentica fraternità universale che si esprime nel reciproco rispetto della vita di ciascuno. Senza il Dio di Gesù Cristo, ogni differenza si riduce ad infernale minaccia rendendo impossibile qualsiasi fraterna accoglienza e feconda unità del genere umano.

L’universale destinazione della salvezza offerta da Dio in Gesù Cristo condusse Benedetto XV ad esigere il superamento di ogni chiusura nazionalistica ed etnocentrica, di ogni commistione dell’annuncio del Vangelo con le potenze coloniali, con i loro interessi economici e militari. Nella sua Lettera apostolica Maximum illud il Papa ricordava che l’universalità divina della missione della Chiesa esige l’uscita da un’appartenenza esclusivistica alla propria patria e alla propria etnia. L’apertura della cultura e della comunità alla novità salvifica di Gesù Cristo richiede il superamento di ogni indebita introversione etnica ed ecclesiale. Anche oggi la Chiesa continua ad avere bisogno di uomini e donne che, in virtù del loro Battesimo, rispondono generosamente alla chiamata ad uscire dalla propria casa, dalla propria famiglia, dalla propria patria, dalla propria lingua, dalla propria Chiesa locale. Essi sono inviati alle genti, nel mondo non ancora trasfigurato dai Sacramenti di Gesù Cristo e della sua santa Chiesa. Annunciando la Parola di Dio, testimoniando il Vangelo e celebrando la vita dello Spirito chiamano a conversione, battezzano e offrono la salvezza cristiana nel rispetto della libertà personale di ognuno, in dialogo con le culture e le religioni dei popoli a cui sono inviati. La missio ad gentes , sempre necessaria alla Chiesa, contribuisce così in maniera fondamentale al processo permanente di conversione di tutti i cristiani. La fede nella Pasqua di Gesù, l’invio ecclesiale battesimale, l’uscita geografica e culturale da sé e dalla propria casa, il bisogno di salvezza dal peccato e la liberazione dal male personale e sociale esigono la missione fino agli estremi confini della terra.

La provvidenziale coincidenza con la celebrazione del Sinodo Speciale sulle Chiese in Amazzonia mi porta a sottolineare come la missione affidataci da Gesù con il dono del suo Spirito sia ancora attuale e necessaria anche per quelle terre e per i loro abitanti. Una rinnovata Pentecoste spalanca le porte della Chiesa affinché nessuna cultura rimanga chiusa in sé stessa e nessun popolo sia isolato ma aperto alla comunione universale della fede. Nessuno rimanga chiuso nel proprio io, nell’autoreferenzialità della propria appartenenza etnica e religiosa. La Pasqua di Gesù rompe gli angusti limiti di mondi, religioni e culture, chiamandoli a crescere nel rispetto per la dignità dell’uomo e della donna, verso una conversione sempre più piena alla Verità del Signore Risorto che dona la vera vita a tutti.

Mi sovvengono a tale proposito le parole di Papa Benedetto XVI all’inizio del nostro incontro di Vescovi latinoamericani ad Aparecida, in Brasile, nel 2007, parole che qui desidero riportare e fare mie: «Che cosa ha significato l’accettazione della fede cristiana per i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi? Per essi ha significato conoscere e accogliere Cristo, il Dio sconosciuto che i loro antenati, senza saperlo, cercavano nelle loro ricche tradizioni religiose. Cristo era il Salvatore a cui anelavano silenziosamente. Ha significato anche avere ricevuto, con le acque del Battesimo, la vita divina che li ha fatti figli di Dio per adozione; avere ricevuto, inoltre, lo Spirito Santo che è venuto a fecondare le loro culture, purificandole e sviluppando i numerosi germi e semi che il Verbo incarnato aveva messo in esse, orientandole così verso le strade del Vangelo. […] Il Verbo di Dio, facendosi carne in Gesù Cristo, si fece anche storia e cultura. L’utopia di tornare a dare vita alle religioni precolombiane, separandole da Cristo e dalla Chiesa universale, non sarebbe un progresso, bensì un regresso. In realtà, sarebbe un’involuzione verso un momento storico ancorato nel passato» ( Discorso nella Sessione inaugurale , 13 maggio 2007: Insegnamenti III,1 [2007], 855-856).

A Maria nostra Madre affidiamo la missione della Chiesa. Unita al suo Figlio, fin dall’Incarnazione la Vergine si è messa in movimento, si è lasciata totalmente coinvolgere nella missione di Gesù, missione che ai piedi della croce divenne anche la sua propria missione: collaborare come Madre della Chiesa a generare nello Spirito e nella fede nuovi figli e figlie di Dio.

Vorrei concludere con una breve parola sulle Pontificie Opere Missionarie, già proposte nella Maximum illud come strumento missionario. Le POM esprimono il loro servizio all’universalità ecclesiale come una rete globale che sostiene il Papa nel suo impegno missionario con la preghiera, anima della missione, e la carità dei cristiani sparsi per il mondo intero. La loro offerta aiuta il Papa nell’evangelizzazione delle Chiese particolari (Opera della Propagazione della Fede), nella formazione del clero locale (Opera di San Pietro Apostolo), nell’educazione di una coscienza missionaria dei bambini di tutto il mondo (Opera della Santa Infanzia) e nella formazione missionaria della fede dei cristiani (Pontifica Unione Missionaria). Nel rinnovare il mio appoggio a tali Opere, auguro che il Mese Missionario Straordinario dell’Ottobre 2019 contribuisca al rinnovamento del loro servizio missionario al mio ministero.

Ai missionari e alle missionarie e a tutti coloro che in qualsiasi modo partecipano, in forza del proprio Battesimo, alla missione della Chiesa invio di cuore la mia benedizione.

Dal Vaticano, 9 giugno 2019, Solennità di Pentecoste

FRANCESCO

[01025-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Baptisés et envoyés:
l’Église du Christ en mission dans le monde

Chers frères et sœurs,

J’ai demandé à toute l’Église de vivre un temps missionnaire extraordinaire au mois d’Octobre 2019, afin de commémorer le centenaire de la promulgation de la Lettre apostolique Maximum illud du Pape Benoît XV (30 novembre 1919). La clairvoyance prophétique de sa proposition apostolique m’a confirmé dans l’importance aujourd’hui de renouveler l’engagement missionnaire de l’Église, de repréciser de manière évangélique sa mission d’annoncer et de porter au monde le salut de Jésus Christ, mort et ressuscité.

Le titre du présent message est identique à celui du mois d’octobre missionnaire: Baptisés et envoyés: l’Église du Christ en mission dans le monde . Célébrer ce mois nous aidera en premier lieu à retrouver le sens missionnaire de notre adhésion de foi à Jésus Christ, foi gratuitement reçue comme don dans le Baptême. Notre appartenance filiale à Dieu n’est jamais un acte individuel mais un acte toujours ecclésial: de la communion avec Dieu, Père, Fils et Esprit Saint, naît une vie nouvelle avec beaucoup d’autres frères et sœurs. Et cette vie divine n’est pas un produit à vendre – nous ne faisons pas de prosélytisme – mais il s’agit d’une richesse à donner, à communiquer, à annoncer: voilà le sens de la mission. Nous avons reçu gratuitement ce don et nous le partageons gratuitement (cf. Mt 10, 8), sans exclure personne. Dieu veut que tous les hommes soient sauvés en arrivant à la connaissance de la vérité et à l’expérience de sa miséricorde grâce à l’Église, sacrement universel du salut (cf. 1Tm 2, 4; 3, 15; Conc. Œc. Vat. II, Const. Dogm. Lumen gentium , n. 48).

L’Église est en mission dans le monde: la foi en Jésus Christ nous donne la juste dimension de toute chose, en nous faisant voir le monde avec les yeux et le cœur de Dieu; l’espérance nous ouvre aux horizons éternels de la vie divine à laquelle nous participons vraiment; la charité dont nous avons l’avant-goût dans les sacrements et dans l’amour fraternel nous pousse jusqu’aux confins de la terre (cf. Mi 5, 3; Mt 28, 19, Ac 1, 8; Rm 10, 18). Une Église en sortie jusqu’aux lointains confins demande une conversion missionnaire constante et permanente. Que de saints, que de femmes et d’hommes de foi nous donnent le témoignage, nous montrent comme possible et praticable cette ouverture illimitée, cette sortie miséricordieuse comme une incitation urgente de l’amour et de sa logique intrinsèque de don, de sacrifice et de gratuité (cf. 2 Co 5, 14-21)! Que celui qui annonce Dieu soit homme de Dieu (cf. Lett. ap. Maximum illud )!

C’est un mandat qui nous touche de près: je suis toujours une mission; tu es toujours une mission; toute baptisée et tout baptisé est une mission. Celui qui aime se met en mouvement, il est poussé en dehors de lui-même, il est attiré et attire, il se donne à l’autre et tisse des relations qui engendrent la vie. Personne n’est inutile et insignifiant pour l’amour de Dieu. Chacun d’entre nous est une mission dans le monde parce qu’il est fruit de l’amour de Dieu. Même si mon père et ma mère trahissaient l’amour par le mensonge, la haine et l’infidélité, Dieu ne se soustrait jamais au don de la vie, en destinant chacun de ses enfants, depuis toujours, à sa vie divine et éternelle (cf. Ep 1, 3-6).

Cette vie nous est communiquée dans le Baptême qui nous donne la foi en Jésus Christ vainqueur du péché et de la mort, nous régénère à l’image et à la ressemblance de Dieu et nous insère dans le corps du Christ qu’est l’Église. En ce sens, le Baptême est donc vraiment nécessaire pour le salut parce qu’il nous garantit que nous sommes fils et filles, toujours et partout, jamais orphelins, étrangers ou esclaves, dans la maison du Père. Ce qui est une réalité sacramentelle chez le chrétien – dont l’Eucharistie est l’accomplissement – demeure une vocation et une destinée pour chaque homme et chaque femme en attente de conversion et de salut. Le Baptême, en effet, est la promesse réalisée du don divin qui rend l’être humain fils dans le Fils. Nous sommes les enfants de nos parents naturels, mais dans le baptême nous sont données la paternité originelle et la vraie maternité: Ne peut pas avoir Dieu pour Père celui qui n’a pas l’Eglise comme Mère (cf. saint Cyprien, L’unité de l’Église , n. 4).

Ainsi, notre mission s’enracine dans la paternité de Dieu et dans la maternité de l’Église, car l’envoi exprimé par Jésus dans le mandat pascal est inhérent au Baptême: comme le Père m’a envoyé, moi aussi je vous envoie remplis de l’Esprit Saint pour la réconciliation du monde (cf. Jn 20, 19-23; Mt 28, 16-20). Le chrétien reçoit ce mandat, afin que ne manquent à personne l’annonce de sa vocation d’enfant adoptif, la certitude de sa dignité personnelle et de la valeur intrinsèque de toute vie humaine depuis sa conception jusqu’à sa mort naturelle. La sécularisation déferlante, quand elle devient un refus patent et culturel de la paternité active de Dieu dans notre histoire, empêche toute fraternité universelle authentique qui s’exprime dans le respect réciproque de la vie de chacun. Sans le Dieu de Jésus Christ, toute différence se réduit à une menace infernale en rendant impossibles tout accueil fraternel et toute unité féconde du genre humain.

La destination universelle du salut offerte par Dieu en Jésus Christ a conduit Benoît XV à exiger que soit surmontées toute fermeture nationaliste et ethnocentrique, toute compromission de l’annonce de l’Evangile avec les puissances coloniales, avec leurs intérêts économiques et militaires. Dans sa lettre apostolique Maximum illud , le Pape rappelait que l’universalité divine de la mission de l’Église exige la sortie d’une appartenance exclusiviste à sa propre patrie et à sa propre ethnie. L’ouverture de la culture et de la communauté à la nouveauté salvifique de Jésus Christ demande que soit surmontée toute intrusion ethnique et ecclésiale indue. Aujourd’hui également, l’Église continue d’avoir besoin d’hommes et de femmes qui, en vertu de leur Baptême, répondent généreusement à l’appel à sortir de chez eux, de leur famille, de leur patrie, de leur langue, de leur Église locale. Ils sont envoyés aux peuples, dans le monde qui n’est pas encore transfiguré par les sacrements de Jésus Christ et de son Église sainte. En annonçant la Parole de Dieu, en témoignant de l’Évangile et en célébrant la vie de l’Esprit, ils appellent à la conversion, ils baptisent et offrent le salut chrétien dans le respect de la liberté personnelle de chacun, dans le dialogue avec les cultures et les religions des peuples auxquels ils sont envoyés. La missio ad gentes , toujours nécessaire pour l’Église, contribue ainsi de manière fondamentale au processus permanent de conversion de tous les chrétiens. La foi dans la Pâque de Jésus, l’envoi ecclésial baptismal, la sortie géographique et culturelle de soi-même et de chez soi, le besoin de salut du péché et la libération du mal personnel et social exigent la mission jusqu’aux lointains confins de la terre.

La coïncidence providentielle avec la célébration du Synode Spécial sur les Églises en Amazonie m’amène à souligner comment la mission qui nous a été confiée par Jésus avec le don de son Esprit est encore actuelle et nécessaire également pour ces terres et pour leurs habitants. Une Pentecôte renouvelée ouvre grand les portes de l’Église afin qu’aucune culture ne reste repliée sur elle-même et qu’aucun peuple ne soit isolé mais s’ouvre à la communion universelle de la foi. Que personne ne reste replié sur lui-même, dans l’auto-référentialité de sa propre appartenance ethnique et religieuse. La Pâque de Jésus rompt les limites étroites des mondes, des religions et des cultures, en les appelant à grandir dans le respect pour la dignité de l’homme et de la femme, vers une conversion toujours plus accomplie à la Vérité du Seigneur ressuscité qui donne la vraie vie à tous.

À ce propos, me viennent à l’esprit les paroles du Pape Benoît XVI au début de notre rencontre d’Évêques latino-américains à Aparecida au Brésil, en 2007, paroles que je voudrais rapporter ici et faire miennes: « Qu’a signifié l’acceptation de la foi chrétienne pour les pays de l’Amérique latine et des Caraïbes ? Pour eux, cela a signifié connaître et accueillir le Christ, le Dieu inconnu que leurs ancêtres, sans le savoir, cherchaient dans leurs riches traditions religieuses. Le Christ était le Sauveur auquel ils aspiraient silencieusement. Cela a également signifié qu’ils ont reçu, avec les eaux du Baptême, la vie divine qui a fait d’eux les enfants de Dieu par adoption ; qu’ils ont reçu, en outre, l’Esprit Saint qui est venu féconder leurs cultures, en les purifiant et en développant les nombreux germes et semences que le Verbe incarné avait déposés en elles, en les orientant ainsi vers les routes de l’Evangile. […] Le Verbe de Dieu, en se faisant chair en Jésus Christ, se fit également histoire et culture. L’utopie de redonner vie aux religions précolombiennes, en les séparant du Christ et de l’Eglise universelle, ne serait pas un progrès, mais plutôt une régression. En réalité, il s’agirait d’un retour vers un moment historique ancré dans le passé.» ( Discours lors de la Session inaugurale , 13 mai 2007: Insegnamenti III, 1[2207], pp.855-856).

À Marie notre Mère, nous confions la mission de l’Église. Unie à son Fils, depuis l’Incarnation, la Vierge s’est mise en mouvement, elle s’est laissé totalement impliquer dans la mission de Jésus, mission qui est également devenue au pied de la croix sa propre mission: collaborer comme Mère de l’Église à engendrer dans l’Esprit et dans la foi de nouveaux fils et filles de Dieu.

Je voudrais conclure par quelques mots sur les Œuvres Pontificales Missionnaires, déjà proposées dans Maximum illud comme instrument missionnaire. Les Œuvres Pontificales Missionnaires accomplissent leur service en faveur de l’universalité ecclésiale comme un réseau mondial qui soutient le Pape dans son engagement missionnaire par la prière, âme de la mission, et la charité des chrétiens répandus dans le monde entier. Leur don soutient le Pape dans l’évangélisation des Églises particulières (Œuvre de Propagation de la Foi), dans la formation du clergé local (Œuvre de Saint Pierre Apôtre), dans l’éducation d’une conscience missionnaire des enfants dans le monde entier (Œuvre de la Sainte Enfance) et dans la formation missionnaire de la foi des chrétiens (Union Pontificale Missionnaire). En renouvelant mon soutien à ces Œuvres, je forme le vœu que le Mois missionnaire extraordinaire d’octobre 2019 contribue au renouvellement de leur service missionnaire à mon ministère.

Aux missionnaires hommes et femmes, ainsi qu’à tous ceux qui de quelque manière participent, en vertu de leur Baptême, à la mission de l’Église, j’adresse de tout cœur ma bénédiction.

Du Vatican, le 9 juin 2019, Solennité de la Pentecôte.

FRANÇOIS

[01025-FR.01] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

 

Baptized and Sent:
The Church of Christ on Mission in the World

Dear Brothers and Sisters,

For the month of October 2019, I have asked that the whole Church revive her missionary awareness and commitment as we commemorate the centenary of the Apostolic Letter Maximum Illud of Pope Benedict XV (30 November 1919). Its farsighted and prophetic vision of the apostolate has made me realize once again the importance of renewing the Church’s missionary commitment and giving fresh evangelical impulse to her work of preaching and bringing to the world the salvation of Jesus Christ, who died and rose again.

The title of the present Message is the same as that of October’s Missionary Month: Baptized and Sent: The Church of Christ on Mission in the World . Celebrating this month will help us first to rediscover the missionary dimension of our faith in Jesus Christ, a faith graciously bestowed on us in baptism. Our filial relationship with God is not something simply private, but always in relation to the Church. Through our communion with God, Father, Son and Holy Spirit, we, together with so many of our other brothers and sisters, are born to new life. This divine life is not a product for sale – we do not practise proselytism – but a treasure to be given, communicated and proclaimed: that is the meaning of mission. We received this gift freely and we share it freely (cf. Mt 10:8), without excluding anyone. God wills that all people be saved by coming to know the truth and experiencing his mercy through the ministry of the Church, the universal sacrament of salvation (cf. 1 Tim 2:4; Lumen Gentium , 48).

The Church is on mission in the world. Faith in Jesus Christ enables us to see all things in their proper perspective, as we view the world with God’s own eyes and heart. Hope opens us up to the eternal horizons of the divine life that we share. Charity, of which we have a foretaste in the sacraments and in fraternal love, impels us to go forth to the ends of the earth (cf. Mic 5:4; Mt 28:19; Acts 1:8; Rom 10:18). A Church that presses forward to the farthest frontiers requires a constant and ongoing missionary conversion. How many saints, how many men and women of faith, witness to the fact that this unlimited openness, this going forth in mercy, is indeed possible and realistic, for it is driven by love and its deepest meaning as gift, sacrifice and gratuitousness (cf. 2 Cor 5:14-21)! The man who preaches God must be a man of God (cf. Maximum Illud ).

This missionary mandate touches us personally: I am a mission, always; you are a mission, always; every baptized man and woman is a mission. People in love never stand still: they are drawn out of themselves; they are attracted and attract others in turn; they give themselves to others and build relationships that are life-giving. As far as God’s love is concerned, no one is useless or insignificant. Each of us is a mission to the world, for each of us is the fruit of God’s love. Even if parents can betray their love by lies, hatred and infidelity, God never takes back his gift of life. From eternity he has destined each of his children to share in his divine and eternal life (cf. Eph 1:3-6).

This life is bestowed on us in baptism, which grants us the gift of faith in Jesus Christ, the conqueror of sin and death. Baptism gives us rebirth in God’s own image and likeness, and makes us members of the Body of Christ, which is the Church. In this sense, baptism is truly necessary for salvation for it ensures that we are always and everywhere sons and daughters in the house of the Father, and never orphans, strangers or slaves. What in the Christian is a sacramental reality – whose fulfillment is found in the Eucharist – remains the vocation and destiny of every man and woman in search of conversion and salvation. For baptism fulfils the promise of the gift of God that makes everyone a son or daughter in the Son. We are children of our natural parents, but in baptism we receive the origin of all fatherhood and true motherhood: no one can have God for a Father who does not have the Church for a mother (cf. Saint Cyprian, De Cath. Eccl. , 6).

Our mission, then, is rooted in the fatherhood of God and the motherhood of the Church. The mandate given by the Risen Jesus at Easter is inherent in Baptism: as the Father has sent me, so I send you, filled with the Holy Spirit, for the reconciliation of the world (cf. Jn 20:19-23; Mt 28:16-20). This mission is part of our identity as Christians; it makes us responsible for enabling all men and women to realize their vocation to be adoptive children of the Father, to recognize their personal dignity and to appreciate the intrinsic worth of every human life, from conception until natural death. Today’s rampant secularism, when it becomes an aggressive cultural rejection of God’s active fatherhood in our history, is an obstacle to authentic human fraternity, which finds expression in reciprocal respect for the life of each person. Without the God of Jesus Christ, every difference is reduced to a baneful threat, making impossible any real fraternal acceptance and fruitful unity within the human race.

The universality of the salvation offered by God in Jesus Christ led Benedict XV to call for an end to all forms of nationalism and ethnocentrism, or the merging of the preaching of the Gospel with the economic and military interests of the colonial powers. In his Apostolic Letter Maximum Illud , the Pope noted that the Church’s universal mission requires setting aside exclusivist ideas of membership in one’s own country and ethnic group. The opening of the culture and the community to the salvific newness of Jesus Christ requires leaving behind every kind of undue ethnic and ecclesial introversion. Today too, the Church needs men and women who, by virtue of their baptism, respond generously to the call to leave behind home, family, country, language and local Church, and to be sent forth to the nations, to a world not yet transformed by the sacraments of Jesus Christ and his holy Church. By proclaiming God’s word, bearing witness to the Gospel and celebrating the life of the Spirit, they summon to conversion, baptize and offer Christian salvation, with respect for the freedom of each person and in dialogue with the cultures and religions of the peoples to whom they are sent. The missio ad gentes , which is always necessary for the Church, thus contributes in a fundamental way to the process of ongoing conversion in all Christians. Faith in the Easter event of Jesus; the ecclesial mission received in baptism; the geographic and cultural detachment from oneself and one’s own home; the need for salvation from sin and liberation from personal and social evil: all these demand the mission that reaches to the very ends of the earth.

The providential coincidence of this centenary year with the celebration of the Special Synod on the Churches in the Amazon allows me to emphaze how the mission entrusted to us by Jesus with the gift of his Spirit is also timely and necessary for those lands and their peoples. A renewed Pentecost opens wide the doors of the Church, in order that no culture remain closed in on itself and no people cut off from the universal communion of the faith. No one ought to remain closed in self-absorption, in the self-referentiality of his or her own ethnic and religious affiliation. The Easter event of Jesus breaks through the narrow limits of worlds, religions and cultures, calling them to grow in respect for the dignity of men and women, and towards a deeper conversion to the truth of the Risen Lord who gives authentic life to all.

Here I am reminded of the words of Pope Benedict XVI at the beginning of the meeting of Latin American Bishops at Aparecida, Brazil, in 2007. I would like to repeat these words and make them my own: “Yet what did the acceptance of the Christian faith mean for the nations of Latin America and the Caribbean? For them, it meant knowing and welcoming Christ, the unknown God whom their ancestors were seeking, without realizing it, in their rich religious traditions. Christ is the Saviour for whom they were silently longing. It also meant that they received, in the waters of Baptism, the divine life that made them children of God by adoption; moreover, they received the Holy Spirit who came to make their cultures fruitful, purifying them and developing the numerous seeds that the incarnate Word had planted in them, thereby guiding them along the paths of the Gospel… The Word of God, in becoming flesh in Jesus Christ, also became history and culture. The utopia of going back to breathe life into the pre-Columbian religions, separating them from Christ and from the universal Church, would not be a step forward: indeed, it would be a step back. In reality, it would be a retreat towards a stage in history anchored in the past” ( Address at the Inaugural Session , 13 May 2007: Insegnamenti III, 1 [2007], 855-856).

We entrust the Church’s mission to Mary our Mother. In union with her Son, from the moment of the Incarnation the Blessed Virgin set out on her pilgrim way. She was fully involved in the mission of Jesus, a mission that became her own at the foot of the Cross: the mission of cooperating, as Mother of the Church, in bringing new sons and daughters of God to birth in the Spirit and in faith.

I would like to conclude with a brief word about the Pontifical Mission Societies, already proposed in Maximum Illud as a missionary resource. The Pontifical Mission Societies serve the Church’s universality as a global network of support for the Pope in his missionary commitment by prayer, the soul of mission, and charitable offerings from Christians throughout the world. Their donations assist the Pope in the evangelization efforts of particular Churches (the Pontifical Society for the Propagation of the Faith), in the formation of local clergy (the Pontifical Society of Saint Peter the Apostle), in raising missionary awareness in children (Pontifical Society of Missionary Childhood) and in encouraging the missionary dimension of Christian faith (Pontifical Missionary Union). In renewing my support for these Societies, I trust that the extraordinary Missionary Month of October 2019 will contribute to the renewal of their missionary service to my ministry.

To men and women missionaries, and to all those who, by virtue of their baptism, share in any way in the mission of the Church, I send my heartfelt blessing.

From the Vatican, 9 June 2019, the Solemnity of Pentecost.

FRANCIS

[01025-EN.01] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

Getauft und gesandt:
die Kirche Christi auf Mission in der Welt

Liebe Brüder und Schwestern,

für den Monat Oktober 2019 habe ich die ganze Kirche gebeten, eine außerordentliche Zeit für die Mission zu leben, um den hundertsten Jahrestag der Promulgation des Apostolischen Schreibens Maximum illud von Papst Benedikt XV. (30. November 1919) zu begehen. Der prophetische Weitblick seiner apostolischen Initiative hat mir bestätigt, wie wichtig es auch heute noch ist, den missionarischen Einsatz der Kirche zu erneuern, ihre Sendung zur Verkündigung der Frohbotschaft noch stärker am Evangelium auszurichten und der Welt das Heil des gestorbenen und auferstandenen Jesus Christus zu bringen.

Der Titel der vorliegenden Botschaft lautet wie das Thema des Missionsmonats Oktober: Getauft und gesandt : die Kirche Christi auf Mission in der Welt . Die Feier dieses Monats wird uns an erster Stelle helfen, den missionarischen Sinn unserer Glaubensentscheidung für Jesus Christus wiederzufinden, dem Glauben, den wir ungeschuldet als Geschenk in der Taufe empfangen haben. Wir gehören zu Gott als seine Kinder – dies vollzieht sich nie individuell, sondern immer kirchlich: aus der Gemeinschaft mit Gott – Vater, Sohn und Heiliger Geist – entsteht ein neues Leben zusammen mit vielen anderen Brüdern und Schwestern. Und dieses göttliche Leben ist nicht eine Verkaufsware – wir betreiben keinen Proselytismus –, sondern ein Reichtum, den man weiterschenken, mitteilen, verkündigen muss: Hierin liegt der Sinn der Mission. Umsonst haben wir diese Gabe empfangen und umsonst teilen wir sie (vgl. Mt 10,8), ohne jemanden auszuschließen. Gott will, dass alle Menschen gerettet werden, indem sie dank der Kirche, dem allumfassenden Heilssakrament, zur Erkenntnis der Wahrheit und zur Erfahrung seiner Barmherzigkeit gelangen (vgl. 1Tim 2,4; 3,15; Zweites Vatikanisches Konzil, Dogmatische Konstitution Lumen Gentium , 48).

Die Kirche ist auf Mission in der Welt: Der Glaube an Jesus Christus gibt uns die richtige Dimension aller Dinge, denn er lässt uns die Welt mit den Augen und dem Herzen Gottes sehen; die Hoffnung öffnet uns für die ewigen Horizonte des göttlichen Lebens, an dem wir wahrhaft teilhaben; die Liebe, die wir in den Sakramenten und der brüderlichen Liebe vorauskosten, drängt uns bis an die Grenzen der Erde (vgl. Mi 5,3; Mt 28,19; Apg 1,8; Röm 10,18). Eine Kirche, die bis zu den äußersten Grenzen hinausgeht, erfordert eine beständige und dauerhafte missionarische Bekehrung. Wie viele Heilige, wie viele Frauen und Männer des Glaubens bezeugen uns, zeigen uns, dass diese unbegrenzte Öffnung möglich und praktikabel ist, dieses barmherzige Hinausgehen als drängender Antrieb der Liebe und der ihr innewohnenden Logik der Gabe, des Opfers und der Unentgeltlichkeit (vgl. 2Kor 5,14-21)! Wer Gott verkündet, möge ein Mann Gottes sein (vgl. Apostolisches Schreiben Maximum illud ).

Es ist ein Auftrag, der uns direkt angeht: Ich bin immer eine Mission; du bist immer eine Mission; jede Getaufte und jeder Getaufte ist eine Mission. Wer liebt, setzt sich in Bewegung, es treibt ihn von sich selbst hinaus, er wird angezogen und zieht an, er schenkt sich dem anderen und knüpft Beziehungen, die Leben spenden. Niemand ist unnütz und unbedeutend für die Liebe Gottes. Jeder von uns ist eine Mission in der Welt, weil er Frucht der Liebe Gottes ist. Auch wenn mein Vater und meine Mutter die Liebe durch Lüge, Hass und Untreue verraten würden, entzieht sich Gott niemals dem Geschenk des Lebens und bestimmt jeden Sohn und jede Tochter von jeher zu seinem göttlichen und ewigen Leben (vgl. Eph 1,3-6).

Dieses Leben wird uns in der Taufe mitgeteilt: Sie schenkt uns den Glauben an Jesus Christus, den Sieger über Sünde und Tod, erneuert uns nach dem Bild und Gleichnis Gottes und gliedert uns in den Leib Christi ein, der die Kirche ist. In diesem Sinne ist die Taufe also wahrhaft für das Heil notwendig, weil sie uns sicherstellt, dass wir immer und überall Söhne und Töchter im Haus des Vaters sind, niemals Waise, Fremde oder Sklaven. Was im Christen sakramentale Wirklichkeit ist, deren Vollendung die Eucharistie ist, bleibt Berufung und Bestimmung für jeden Mann und jede Frau, die auf die Bekehrung und das Heil warten. Denn die Taufe ist die verwirklichte Verheißung der göttlichen Gabe, die den Menschen zum Sohn oder zur Tochter im Sohn macht. Wir sind Kinder unserer natürlichen Eltern, aber in der Taufe wird uns die ursprüngliche Vaterschaft und die wahre Mutterschaft gegeben: Wer die Kirche nicht zur Mutter hat, kann Gott nicht zum Vater haben (vgl. hl. Cyprian, Über die Einheit der Kirche , 6).

So ist unsere Mission in der Vaterschaft Gottes und der Mutterschaft der Kirche verwurzelt, weil der Taufe die Sendung innewohnt, die Jesus im österlichen Auftrag zum Ausdruck gebracht hat: Wie mich der Vater gesandt hat, so sende ich euch, erfüllt vom Heiligen Geist für die Versöhnung der Welt (vgl. Joh 20,19-23; Mt 28,16-20). Der Christ ist für diese Sendung zuständig, auf dass allen ihre Berufung zur Gotteskindschaft und die Gewissheit ihrer persönlichen Würde und des jedem menschlichen Leben innewohnenden Wertes von der Empfängnis bis zum natürlichen Tod verkündigt wird. Wenn der grassierende Säkularismus sich zur ausdrücklichen und kulturellen Ablehnung der aktiven Vaterschaft Gottes in unserer Geschichte auswächst, verhindert er jede echte Brüderlichkeit aller Menschen, die sich immer in der gegenseitigen Achtung vor dem Leben eines jeden niederschlägt. Ohne den Gott Jesu Christi wird jeder Unterschied zu einer höllischen Bedrohung, die jegliche brüderliche Aufnahme und fruchtbare Einheit des Menschengeschlechts verunmöglicht.

Die allgemeine Bestimmung zum Heil, das uns von Gott in Jesus Christus angeboten wird, bewog Benedikt XV. dazu zu fordern, dass jede nationalistische und ethnozentrische Verstocktheit, jede Beeinträchtigung der Verkündigung des Evangeliums durch die Kolonialmächte und deren wirtschaftlichen sowie militärischen Interessen überwunden wird. In seinem Apostolischen Schreiben Maximum illud erinnerte der Papst daran, dass die gottgewollte Universalität der Sendung der Kirche es erforderlich macht, dass man aus einer ausschließenden Zugehörigkeit zum eigenen Heimatland und zur eigenen Ethnie heraustritt. Die Öffnung der Kultur und der Gemeinschaft für die heilbringende Neuheit Jesu Christi verlangt die Überwindung jeder ungebührenden ethnischen und kirchlichen Introversion. Auch heute braucht die Kirche weiter Männer und Frauen, die kraft ihrer Taufe großherzig auf den Ruf antworten, hinauszugehen aus ihrem Zuhause, aus ihrer Familie, ihrem Heimatland, ihrer Sprache, ihrer Ortskirche. Sie sind zu den Völkern gesandt, in die Welt, die noch nicht durch die Sakramente Jesu und seiner heiligen Kirche verwandelt worden ist. Dadurch dass sie das Wort Gottes verkünden, das Evangelium bezeugen und das Leben im Heiligen Geist feiern, rufen sie zur Umkehr, taufen sie und bieten das christliche Heil an; dies tun sie unter Achtung der persönlichen Freiheit eines jeden und im Dialog mit den Kulturen und den Religionen der Völker, zu denen sie gesandt sind. Die missio ad gentes , die für die Kirche immer notwendig ist, trägt so auf grundlegende Weise zum ständigen Prozess der Umkehr aller Christen bei. Der Glaube an das Pascha Jesu, die kirchliche Sendung durch die Taufe, das geografische und kulturelle Hinausgehen aus sich selbst und dem eigenen Zuhause, die Notwendigkeit der Rettung von der Sünde und die Befreiung vom persönlichen und gesellschaftlichen Übel erfordern die Mission bis an die äußersten Grenzen der Erde.

Das von der göttlichen Vorsehung bestimmte Zusammentreffen mit der Sondersynode über die Kirchen in Amazonien bringt mich dazu zu unterstreichen, wie die Mission, die Jesus uns mit der Gabe seines Geistes anvertraut hat, auch für diese Landstriche und deren Bewohner noch aktuell und notwendig ist. Ein erneutes Pfingsten öffnet die Tore der Kirche weit, damit keine Kultur in sich selbst verschlossen bleibe und kein Volk abgeschottet, sondern offen sei für die universale Gemeinschaft im Glauben. Niemand möge in seinem Ich verschlossen bleiben, in der Selbstbezogenheit seiner ethnischen und religiösen Zugehörigkeit. Das Pascha Jesu sprengt die engen Grenzen von Welten, Religionen und Kulturen und ruft sie, in der Achtung vor der Würde des Mannes und der Frau zu wachsen, hin zu einer immer volleren Umkehr zur Wahrheit des auferstandenen Herrn, der allen das wahre Leben schenkt.

Mir kommen in diesem Zusammenhang die Worte Benedikts XVI. zu Beginn unseres Treffens der lateinamerikanischen Bischöfe in Aparecida in Brasilien im Jahr 2007 in den Sinn; diese Worte möchte ich hier wiedergeben und mir zu eigen machen: »Welche Bedeutung hatte aber die Annahme des christlichen Glaubens für die Länder Lateinamerikas und der Karibik? Es bedeutete für sie, Christus kennenzulernen und anzunehmen, Christus, den unbekannten Gott, den ihre Vorfahren, ohne es zu wissen, in ihren reichen religiösen Traditionen suchten. Christus war der Erlöser, nach dem sie sich im Stillen sehnten. Es bedeutete auch, mit dem Taufwasser das göttliche Leben empfangen zu haben, das sie zu Adoptivkindern Gottes gemacht hat; außerdem den Heiligen Geist empfangen zu haben, der gekommen ist, ihre Kulturen zu befruchten, indem er sie reinigte und die unzähligen Keime und Samen, die das fleischgewordene Wort in sie eingesenkt hatte, aufgehen ließ und sie so auf die Wege des Evangeliums ausrichtete. […] Das Wort Gottes ist, als es in Jesus Christus Fleisch wurde, auch Geschichte und Kultur geworden. Die Utopie, den präkolumbischen Religionen durch die Trennung von Christus und von der Gesamtkirche wieder Leben zu geben, wäre kein Fortschritt, sondern ein Rückschritt. Sie wäre in Wirklichkeit eine Rückentwicklung zu einer in der Vergangenheit verankerten geschichtlichen Periode« ( Ansprache bei der Eröffnungssitzung , 13. Mai 2007: Insegnamenti III,1 [2007], 855-856).

Maria, unserer Mutter, vertrauen wir die Sendung der Kirche an. In Einheit mit ihrem Sohn hat sie sich von seiner Menschwerdung an in Bewegung gesetzt und sich völlig in die Sendung Jesu einbeziehen lassen, in eine Sendung, die am Fuß des Kreuzes auch ihre eigene Sendung wurde: als Mutter der Kirche daran mitzuwirken, im Heiligen Geist und im Glauben neue Söhne und Töchter Gottes hervorzubringen.

Ich möchte mit einem kurzen Wort über die Päpstlichen Missionswerke schließen, die schon in Maximum illud als missionarisches Instrument empfohlen wurden. Die Päpstlichen Missionswerke bringen ihren Dienst an der Gesamtheit der Kirche als weltweites Netz zum Ausdruck, das den Papst in seinem missionarischen Einsatz mit dem Gebet – der Seele der Mission – und den karitativen Gaben der Christen auf der ganzen Welt unterstützt. Ihr Beitrag hilft dem Papst bei der Evangelisierung der Teilkirchen (Werk der Glaubensverbreitung), bei der Ausbildung des örtlichen Klerus (Werk des heiligen Apostels Petrus), bei der Erziehung zu einem missionarischen Bewusstsein der Kinder der ganzen Welt (Kindermissionswerk) und in der missionarischen Glaubensunterweisung der Christen (Päpstliche Missionsvereinigung). Während ich meine Unterstützung für diese Werke bekräftige, hoffe ich, dass der außerordentliche Missionsmonat im Oktober 2019 zur Erneuerung ihres missionarischen Dienstes an meinem Amt beitragen möge.

Von Herzen übermittle ich den Missionaren und Missionarinnen und allen, die auf jegliche Weise kraft ihrer Taufe an der Sendung der Kirche teilnehmen, meinen Segen.

Aus dem Vatikan, am 9. Juni 2019, dem Hochfest Pfingsten.

FRANZISKUS

[01025-DE.01] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Bautizados y enviados:
la Iglesia de Cristo en misión en el mundo

Queridos hermanos y hermanas:

He pedido a toda la Iglesia que durante el mes de octubre de 2019 se viva un tiempo misionero extraordinario, para conmemorar el centenario de la promulgación de la Carta apostólica Maximum illud del Papa Benedicto XV (30 noviembre 1919). La visión profética de su propuesta apostólica me ha confirmado que hoy sigue siendo importante renovar el compromiso misionero de la Iglesia, impulsar evangélicamente su misión de anunciar y llevar al mundo la salvación de Jesucristo, muerto y resucitado.

El título del presente mensaje es igual al tema del Octubre misionero: Bautizados y enviados: la Iglesia de Cristo en misión en el mundo. La celebración de este mes nos ayudará en primer lugar a volver a encontrar el sentido misionero de nuestra adhesión de fe a Jesucristo, fe que hemos recibido gratuitamente como un don en el bautismo. Nuestra pertenencia filial a Dios no es un acto individual sino eclesial: la comunión con Dios, Padre, Hijo y Espíritu Santo, es fuente de una vida nueva junto a tantos otros hermanos y hermanas. Y esta vida divina no es un producto para vender —nosotros no hacemos proselitismo— sino una riqueza para dar, para comunicar, para anunciar; este es el sentido de la misión. Gratuitamente hemos recibido este don y gratuitamente lo compartimos (cf. Mt 10,8), sin excluir a nadie. Dios quiere que todos los hombres se salven y lleguen al conocimiento de la verdad, y a la experiencia de su misericordia, por medio de la Iglesia, sacramento universal de salvación (cf. 1 Tm 2,4; 3,15; Conc. Ecum. Vat. II, Const. dogm. Lumen gentium , 48).

La Iglesia está en misión en el mundo: la fe en Jesucristo nos da la dimensión justa de todas las cosas haciéndonos ver el mundo con los ojos y el corazón de Dios; la esperanza nos abre a los horizontes eternos de la vida divina de la que participamos verdaderamente; la caridad, que pregustamos en los sacramentos y en el amor fraterno, nos conduce hasta los confines de la tierra (cf. Mi 5,3; Mt 28,19; Hch 1,8; Rm 10,18). Una Iglesia en salida hasta los últimos confines exige una conversión misionera constante y permanente. Cuántos santos, cuántas mujeres y hombres de fe nos dan testimonio, nos muestran que es posible y realizable esta apertura ilimitada, esta salida misericordiosa, como impulso urgente del amor y como fruto de su intrínseca lógica de don, de sacrificio y de gratuidad (cf. 2 Co 5,14-21). Porque ha de ser hombre de Dios quien a Dios tiene que predicar (cf. Carta apost. Maximum illud ).

Es un mandato que nos toca de cerca: yo soy siempre una misión; tú eres siempre una misión; todo bautizado y bautizada es una misión. Quien ama se pone en movimiento, sale de sí mismo, es atraído y atrae, se da al otro y teje relaciones que generan vida. Para el amor de Dios nadie es inútil e insignificante. Cada uno de nosotros es una misión en el mundo porque es fruto del amor de Dios. Aun cuando mi padre y mi madre hubieran traicionado el amor con la mentira, el odio y la infidelidad, Dios nunca renuncia al don de la vida, sino que destina a todos sus hijos, desde siempre, a su vida divina y eterna (cf. Ef 1,3-6).

Esta vida se nos comunica en el bautismo, que nos da la fe en Jesucristo vencedor del pecado y de la muerte, nos regenera a imagen y semejanza de Dios y nos introduce en el cuerpo de Cristo que es la Iglesia. En este sentido, el bautismo es realmente necesario para la salvación porque nos garantiza que somos hijos e hijas en la casa del Padre, siempre y en todas partes, nunca huérfanos, extranjeros o esclavos. Lo que en el cristiano es realidad sacramental —cuyo cumplimiento es la eucaristía—, permanece como vocación y destino para todo hombre y mujer que espera la conversión y la salvación. De hecho, el bautismo es cumplimiento de la promesa del don divino que hace al ser humano hijo en el Hijo. Somos hijos de nuestros padres naturales, pero en el bautismo se nos da la paternidad originaria y la maternidad verdadera: no puede tener a Dios como padre quien no tiene a la Iglesia como madre (cf. San Cipriano, La unidad de la Iglesia católica , 4).

Así, nuestra misión radica en la paternidad de Dios y en la maternidad de la Iglesia, porque el envío manifestado por Jesús en el mandato pascual es inherente al bautismo: como el Padre me ha enviado así también os envío yo, llenos del Espíritu Santo para la reconciliación del mundo (cf. Jn 20,19-23; Mt 28,16-20). Este envío compete al cristiano, para que a nadie le falte el anuncio de su vocación a hijo adoptivo, la certeza de su dignidad personal y del valor intrínseco de toda vida humana desde su concepción hasta la muerte natural. El secularismo creciente, cuando se hace rechazo positivo y cultural de la activa paternidad de Dios en nuestra historia, impide toda auténtica fraternidad universal, que se expresa en el respeto recíproco de la vida de cada uno. Sin el Dios de Jesucristo, toda diferencia se reduce a una amenaza infernal haciendo imposible cualquier acogida fraterna y la unidad fecunda del género humano.

El destino universal de la salvación ofrecida por Dios en Jesucristo condujo a Benedicto XV a exigir la superación de toda clausura nacionalista y etnocéntrica, de toda mezcla del anuncio del Evangelio con las potencias coloniales, con sus intereses económicos y militares. En su Carta apostólica Maximum illud, el Papa recordaba que la universalidad divina de la misión de la Iglesia exige la salida de una pertenencia exclusiva a la propia patria y a la propia etnia. La apertura de la cultura y de la comunidad a la novedad salvífica de Jesucristo requiere la superación de toda introversión étnica y eclesial impropia. También hoy la Iglesia sigue necesitando hombres y mujeres que, en virtud de su bautismo, respondan generosamente a la llamada a salir de su propia casa, su propia familia, su propia patria, su propia lengua, su propia Iglesia local. Ellos son enviados a las gentes en el mundo que aún no está transfigurado por los sacramentos de Jesucristo y de su santa Iglesia. Anunciando la Palabra de Dios, testimoniando el Evangelio y celebrando la vida del Espíritu llaman a la conversión, bautizan y ofrecen la salvación cristiana en el respeto de la libertad personal de cada uno, en diálogo con las culturas y las religiones de los pueblos donde son enviados. La missio ad gentes , siempre necesaria en la Iglesia, contribuye así de manera fundamental al proceso de conversión permanente de todos los cristianos. La fe en la pascua de Jesús, el envío eclesial bautismal, la salida geográfica y cultural de sí y del propio hogar, la necesidad de salvación del pecado y la liberación del mal personal y social exigen que la misión llegue hasta los últimos rincones de la tierra.

La coincidencia providencial con la celebración del Sínodo especial de los obispos para la región Panamazónica me lleva a destacar que la misión confiada por Jesús, con el don de su espíritu, sigue siendo actual y necesaria también para los habitantes de esas tierras. Un Pentecostés renovado abre las puertas de la Iglesia para que ninguna cultura permanezca cerrada en sí misma y ningún pueblo se quede aislado, sino que se abran a la comunión universal de la fe. Que nadie se quede encerrado en el propio yo, en la autorreferencialidad de la propia pertenencia étnica y religiosa. La pascua de Jesús rompe los estrechos límites de mundos, religiones y culturas, llamándolos a crecer en el respeto por la dignidad del hombre y de la mujer, hacia una conversión cada vez más plena a la verdad del Señor resucitado que nos da a todos la vida verdadera.

A este respecto, me vienen a la mente las palabras del papa Benedicto XVI al comienzo del encuentro de obispos latinoamericanos en Aparecida, Brasil, en el año 2007, palabras que deseo aquí recordar y hacer mías: «¿Qué ha significado la aceptación de la fe cristiana para los pueblos de América Latina y del Caribe? Para ellos ha significado conocer y acoger a Cristo, el Dios desconocido que sus antepasados, sin saberlo, buscaban en sus ricas tradiciones religiosas. Cristo era el Salvador que anhelaban silenciosamente. Ha significado también haber recibido, con las aguas del bautismo, la vida divina que los hizo hijos de Dios por adopción; haber recibido, además, el Espíritu Santo que ha venido a fecundar sus culturas, purificándolas y desarrollando los numerosos gérmenes y semillas que el Verbo encarnado había puesto en ellas, orientándolas así por los caminos del Evangelio. […] El Verbo de Dios, haciéndose carne en Jesucristo, se hizo también historia y cultura. La utopía de volver a dar vida a las religiones precolombinas, separándolas de Cristo y de la Iglesia universal, no sería un progreso, sino un retroceso. En realidad sería una involución hacia un momento histórico anclado en el pasado» ( Discurso en la Sesión inaugural , 13 mayo 2007).

Confiemos a María, nuestra Madre, la misión de la Iglesia. La Virgen, unida a su Hijo desde la encarnación, se puso en movimiento, participó totalmente en la misión de Jesús, misión que a los pies de la cruz se convirtió también en su propia misión: colaborar como Madre de la Iglesia que en el Espíritu y en la fe engendra nuevos hijos e hijas de Dios.

Quisiera concluir con unas breves palabras sobre las Obras Misionales Pontificias, ya propuestas como instrumento misionero en la Maximum illud . Las OMP manifiestan su servicio a la universalidad eclesial en la forma de una red global que apoya al Papa en su compromiso misionero mediante la oración, alma de la misión, y la caridad de los cristianos dispersos por el mundo entero. Sus donativos ayudan al Papa en la evangelización de las Iglesias particulares (Obra de la Propagación de la Fe), en la formación del clero local (Obra de San Pedro Apóstol), en la educación de una conciencia misionera de los niños de todo el mundo (Obra de la Infancia Misionera) y en la formación misionera de la fe de los cristianos (Pontificia Unión Misional). Renovando mi apoyo a dichas obras, deseo que el Mes Misionero Extraordinario de Octubre 2019 contribuya a la renovación de su servicio a mi ministerio misionero.

A los misioneros, a las misioneras y a todos los que en virtud del propio bautismo participan de algún modo en la misión de la Iglesia, les envío de corazón mi bendición.

Vaticano, 9 de junio de 2019, Solemnidad de Pentecostés

FRANCISCO

[01025-ES.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua portoghese

Batizados e enviados:
a Igreja de Cristo em missão no mundo

Queridos irmãos e irmãs!

Pedi a toda a Igreja que vivesse um tempo extraordinário de missionariedade no mês de outubro de 2019, para comemorar o centenário da promulgação da Carta apostólica Maximum illud , do Papa Bento XV (30 de novembro de 1919). A clarividência profética da sua proposta apostólica confirmou-me como é importante, ainda hoje, renovar o compromisso missionário da Igreja, potenciar evangelicamente a sua missão de anunciar e levar ao mundo a salvação de Jesus Cristo, morto e ressuscitado.

O título desta mensagem – « batizados e enviados: a Igreja de Cristo em missão no mundo » – é o mesmo do Outubro Missionário. A celebração deste mês ajudar-nos-á, em primeiro lugar, a reencontrar o sentido missionário da nossa adesão de fé a Jesus Cristo, fé recebida como dom gratuito no Batismo. O ato, pelo qual somos feitos filhos de Deus, sempre é eclesial, nunca individual: da comunhão com Deus, Pai e Filho e Espírito Santo, nasce uma vida nova partilhada com muitos outros irmãos e irmãs. E esta vida divina não é um produto para vender – não fazemos proselitismo –, mas uma riqueza para dar, comunicar, anunciar: eis o sentido da missão. Recebemos gratuitamente este dom, e gratuitamente o partilhamos (cf. Mt 10, 8), sem excluir ninguém. Deus quer que todos os homens sejam salvos, chegando ao conhecimento da verdade e à experiência da sua misericórdia por meio da Igreja, sacramento universal da salvação (cf. 1 Tm 2, 4; 3, 15; Conc. Ecum. Vat. II, Const. dogm. Lumen gentium , 48).

A Igreja está em missão no mundo: a fé em Jesus Cristo dá-nos a justa dimensão de todas as coisas, fazendo-nos ver o mundo com os olhos e o coração de Deus; a esperança abre-nos aos horizontes eternos da vida divina, de que verdadeiramente participamos; a caridade, que antegozamos nos sacramentos e no amor fraterno, impele-nos até aos confins da terra (cf. Miq 5, 3; Mt 28, 19; At 1, 8; Rm 10, 18). Uma Igreja em saída até aos extremos confins requer constante e permanente conversão missionária. Quantos santos, quantas mulheres e homens de fé nos dão testemunho, mostrando como possível e praticável esta abertura ilimitada, esta saída misericordiosa ditada pelo impulso urgente do amor e da sua lógica intrínseca de dom, sacrifício e gratuidade (cf. 2 Cor 5, 14-21)!

Sê homem de Deus, que anuncia Deus (cf. Carta ap. Maximum illud ): este mandato toca-nos de perto. Eu sou sempre uma missão; tu és sempre uma missão; cada batizada e batizado é uma missão. Quem ama, põe-se em movimento, sente-se impelido para fora de si mesmo: é atraído e atrai; dá-se ao outro e tece relações que geram vida. Para o amor de Deus, ninguém é inútil nem insignificante. Cada um de nós é uma missão no mundo, porque fruto do amor de Deus. Ainda que meu pai e minha mãe traíssem o amor com a mentira, o ódio e a infidelidade, Deus nunca Se subtrai ao dom da vida e, desde sempre, deu como destino a cada um dos seus filhos a própria vida divina e eterna (cf. Ef 1, 3-6).

Esta vida é-nos comunicada no Batismo, que nos dá a fé em Jesus Cristo, vencedor do pecado e da morte, regenera à imagem e semelhança de Deus e insere no Corpo de Cristo, que é a Igreja. Por conseguinte, neste sentido, o Batismo é verdadeiramente necessário para a salvação, pois garante-nos que somos filhos e filhas, sempre e em toda parte: jamais seremos órfãos, estrangeiros ou escravos na casa do Pai. Aquilo que, no cristão, é realidade sacramental – com a sua plenitude na Eucaristia –, permanece vocação e destino para todo o homem e mulher à espera de conversão e salvação. Com efeito, o Batismo é promessa realizada do dom divino, que torna o ser humano filho no Filho. Somos filhos dos nossos pais naturais, mas, no Batismo, é-nos dada a paternidade primordial e a verdadeira maternidade: não pode ter Deus como Pai quem não tem a Igreja como mãe (cf. São Cipriano, A unidade da Igreja , 4).

Assim, a nossa missão radica-se na paternidade de Deus e na maternidade da Igreja, porque é inerente ao Batismo o envio expresso por Jesus no mandato pascal: como o Pai Me enviou, também Eu vos envio a vós, cheios de Espírito Santo para a reconciliação do mundo (cf. Jo 20, 19-23; Mt 28, 16-20). Este envio incumbe ao cristão, para que a ninguém falte o anúncio da sua vocação a filho adotivo, a certeza da sua dignidade pessoal e do valor intrínseco de cada vida humana desde a conceção até à sua morte natural. O secularismo difuso, quando se torna rejeição positiva e cultural da paternidade ativa de Deus na nossa história, impede toda e qualquer fraternidade universal autêntica, que se manifesta no respeito mútuo pela vida de cada um. Sem o Deus de Jesus Cristo, toda a diferença fica reduzida a ameaça infernal, tornando impossível qualquer aceitação fraterna e unidade fecunda do género humano.

O destino universal da salvação, oferecida por Deus em Jesus Cristo, levou Bento XV a exigir a superação de todo o fechamento nacionalista e etnocêntrico, de toda a mistura do anúncio do Evangelho com os interesses económicos e militares das potências coloniais. Na sua Carta apostólica Maximum illud , o Papa lembrava que a universalidade divina da missão da Igreja exige o abandono duma pertença exclusivista à própria pátria e à própria etnia. A abertura da cultura e da comunidade à novidade salvífica de Jesus Cristo requer a superação de toda a indevida introversão étnica e eclesial. Também hoje, a Igreja continua a necessitar de homens e mulheres que, em virtude do seu Batismo, respondam generosamente à chamada para sair da sua própria casa, da sua família, da sua pátria, da sua própria língua, da sua Igreja local. São enviados aos gentios, ao mundo ainda não transfigurado pelos sacramentos de Jesus Cristo e da sua Igreja santa. Anunciando a Palavra de Deus, testemunhando o Evangelho e celebrando a vida do Espírito, chamam à conversão, batizam e oferecem a salvação cristã no respeito pela liberdade pessoal de cada um, em diálogo com as culturas e as religiões dos povos a quem são enviados. Assim a missio ad gentes , sempre necessária na Igreja, contribui de maneira fundamental para o processo permanente de conversão de todos os cristãos. A fé na Páscoa de Jesus, o envio eclesial batismal, a saída geográfica e cultural de si mesmo e da sua própria casa, a necessidade de salvação do pecado e a libertação do mal pessoal e social exigem a missão até aos últimos confins da terra.

A coincidência providencial do Mês Missionário Extraordinário com a celebração do Sínodo Especial sobre as Igrejas na Amazónia leva-me a assinalar como a missão, que nos foi confiada por Jesus com o dom do seu Espírito, ainda seja atual e necessária também para aquelas terras e seus habitantes. Um renovado Pentecostes abra de par em par as portas da Igreja, a fim de que nenhuma cultura permaneça fechada em si mesma e nenhum povo fique isolado, mas se abra à comunhão universal da fé. Que ninguém fique fechado em si mesmo, na autorreferencialidade da sua própria pertença étnica e religiosa. A Páscoa de Jesus rompe os limites estreitos de mundos, religiões e culturas, chamando-os a crescer no respeito pela dignidade do homem e da mulher, rumo a uma conversão cada vez mais plena à Verdade do Senhor Ressuscitado, que dá a verdadeira vida a todos.

A este respeito, recordo as palavras do Papa Bento XVI no início do nosso encontro de Bispos Latino-Americanos na Aparecida, Brasil, em 2007, palavras que desejo transcrever aqui e subscrevê-las: «O que significou a aceitação da fé cristã para os povos da América Latina e do Caribe? Para eles, significou conhecer e acolher Cristo, o Deus desconhecido que os seus antepassados, sem o saber, buscavam nas suas ricas tradições religiosas. Cristo era o Salvador que esperavam silenciosamente. Significou também ter recebido, com as águas do Batismo, a vida divina que fez deles filhos de Deus por adoção; ter recebido, outrossim, o Espírito Santo que veio fecundar as suas culturas, purificando-as e desenvolvendo os numerosos germes e sementes que o Verbo encarnado tinha lançado nelas, orientando-as assim pelos caminhos do Evangelho. (…) O Verbo de Deus, fazendo-Se carne em Jesus Cristo, fez-Se também história e cultura. A utopia de voltar a dar vida às religiões pré-colombianas, separando-as de Cristo e da Igreja universal, não seria um progresso, mas uma regressão. Na realidade, seria uma involução para um momento histórico ancorado no passado» [ Discurso na Sessão Inaugural (13 de maio de 2007), 1: Insegnamenti III/1 (2007), 855-856].

A Maria, nossa Mãe, confiamos a missão da Igreja. Unida ao seu Filho, desde a encarnação, a Virgem colocou-se em movimento, deixando-se envolver-se totalmente pela missão de Jesus; missão que, ao pé da cruz, havia de se tornar também a sua missão: colaborar como Mãe da Igreja para gerar, no Espírito e na fé, novos filhos e filhas de Deus.

Gostaria de concluir com uma breve palavra sobre as Pontifícias Obras Missionárias, que a Carta apostólica Maximum illud já apresentava como instrumentos missionários. De facto, como uma rede global que apoia o Papa no seu compromisso missionário, prestam o seu serviço à universalidade eclesial mediante a oração, alma da missão, e a caridade dos cristãos espalhados pelo mundo inteiro. A oferta deles ajuda o Papa na evangelização das Igrejas particulares (Obra da Propagação da Fé), na formação do clero local (Obra de São Pedro Apóstolo), na educação duma consciência missionária das crianças de todo o mundo (Obra da Santa Infância) e na formação missionária da fé dos cristãos (Pontifícia União Missionária). Ao renovar o meu apoio a estas Obras, espero que o Mês Missionário Extraordinário de outubro de 2019 contribua para a renovação do seu serviço missionário ao meu ministério.

Aos missionários e às missionárias e a todos aqueles que de algum modo participam, em virtude do seu Batismo, na missão da Igreja, de coração envio a minha bênção.

Vaticano, na Solenidade de Pentecostes, 9 de junho de 2019.

FRANCISCO

[01025-PO.01] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua polacca

„Ochrzczeni i posłani:

Kościół Chrystusa w misji na świecie”.

Drodzy bracia i siostry,

Poprosiłem cały Kościół o przeżywanie w październiku 2019 r., nadzwyczajnego okresu aktywności misyjnej, aby uczcić setną rocznicę ogłoszenia Listu Apostolskiego Maximum illud Papieża Benedykta XV (30 listopada 1919 r.). Prorocza dalekowzroczność jego propozycji apostolskiej potwierdziła, jak ważne jest dzisiaj odnowienie pracy misyjnej Kościoła, ewangeliczne przekwalifikowanie jego misji głoszenia Ewangelii i zaniesienie światu zbawienia Jezusa Chrystusa, który umarł i zmartwychwstał.

Tytuł tego orędzia jest taki sam jak temat obchodzonego w październiku Nadzwyczajnego Miesiąca Misyjnego: „ Ochrzczeni i posłani: Kościół Chrystusa w misji na świecie ”. Obchody tego miesiąca pomogą nam przede wszystkim w ponownym odkryciu misyjnego znaczenia naszego przylgnięcia wiary do Jezusa Chrystusa, wiary darmo otrzymanej jako dar w sakramencie Chrztu św. Nasza synowska przynależność do Boga nigdy nie jest aktem indywidualnym, ale zawsze kościelnym: z komunii z Bogiem Ojcem i Synem i Duchem Świętym rodzi się nowe życie razem z wieloma innymi braćmi i siostrami. A to Boże życie nie jest produktem na sprzedaż – nie uprawiamy prozelityzmu – lecz bogactwem, które trzeba dawać, przekazywać, głosić: takie jest znaczenie misji. Darmo otrzymaliśmy ten dar i darmo się nim dzielimy (por. Mt 10,8), nie wykluczając nikogo. Bóg chce, aby wszyscy ludzie zostali zbawieni dzięki poznaniu prawdy i doświadczeniu Jego miłosierdzia, dzięki Kościołowi, który jest powszechnym sakramentem zbawienia (por. 1 Tm 2, 4; 3, 15; II SOBÓR WATYKAŃSKI, Konst. dogm. Lumen gentium , 48).

Kościół wypełnia swą misję w świecie: wiara w Jezusa Chrystusa daje nam właściwą miarę wszystkich rzeczy, sprawiając, że postrzegamy świat oczyma i sercem Boga. Nadzieja otwiera nas na odwieczną perspektywę życia Bożego, w którym naprawdę uczestniczymy; miłość, której przedsmak mamy w sakramentach i miłości braterskiej, pobudza nas do pójścia aż na krańce ziemi (por. Mi 5,3; Mt 28,19; Dz 1,8; Rz 10,18). Kościół wychodzący aż na najodleglejsze krańce wymaga stałego i nieustannego nawrócenia misyjnego. Iluż świętych, ile kobiet i mężczyzn wiary daje nam świadectwo, ukazuje nam jako możliwą i wykonalną ową nieograniczoną otwartość, to miłosierne wyjście jako przynaglający impuls miłości i właściwą jej logikę daru, ofiary i bezinteresowności (por. 2 Kor 5, 14) -21)! Trzeba, aby ten, kto głosi Boga, był mężem Bożym (por. List ap. Maximum illud ).

Jest to nakaz, który dotyczy nas bardzo bezpośrednio: zawsze jestem misją; zawsze jesteś misją; każda ochrzczona i każdy ochrzczony jest misją. Ten kto, miłuje wyrusza w drogę, jest pobudzony, by wyjść ze swoich ograniczeń, jest pociągnięty i pociąga, daje siebie drugiemu i nawiązuje relacje rodzące życie. Nikt nie jest bezużyteczny i nieistotny dla Bożej miłości. Każdy z nas jest misją w świecie, ponieważ jest owocem Bożej miłości. Nawet gdyby mój ojciec i moja matka zdradzili miłość kłamstwami, nienawiścią i niewiernością, Bóg nigdy nie wycofuje się z daru życia, od zawsze przeznaczając każde ze swoich dzieci do swego życia Boskiego i wiecznego (por. Ef 1, 3-6).

To życie jest nam przekazane w Chrzcie św., który daje nam wiarę w Jezusa Chrystusa, zwycięzcę grzechu i śmierci, odradza nas na obraz i podobieństwo Boga i włącza nas w ciało Chrystusa, którym jest Kościół. W tym sensie chrzest jest naprawdę konieczny do zbawienia, ponieważ zapewnia, że w domu Ojca jesteśmy synami i córkami, zawsze i wszędzie, a nigdy sierotami, obcymi czy niewolnikami. To, co u chrześcijanina jest rzeczywistością sakramentalną – której spełnieniem jest Eucharystia – jest zawsze powołaniem i przeznaczeniem każdego mężczyzny i każdej kobiety w oczekiwaniu na nawrócenie i zbawienie. Chrzest jest bowiem wypełnioną obietnicą Boskiego daru, który czyni człowieka synem w Synu. Jesteśmy dziećmi naszych rodziców naturalnych, ale w chrzcie otrzymujemy pierwotne ojcostwo i prawdziwe macierzyństwo: nie może mieć Boga za Ojca, kto nie ma Kościoła za Matkę" (por. św. Cyprian, De catholicae unitate Ecclesiae : PL 4, 503 A).

Tak więc w ojcostwie Boga i macierzyństwie Kościoła zakorzeniona jest nasza misja, ponieważ w chrzcie zawarte jest posłanie wyrażone przez Jezusa w nakazie paschalnym: jak Mnie posłał Ojciec, tak i ja was posyłam pełnych Ducha Świętego dla pojednania świata (por. J 20,19-23; Mt 28,16-20). To posłanie należy do obowiązków chrześcijanina, aby nikomu nie zabrakło głoszenia jego powołania do stawania się przybranym dzieckiem, pewności jego godności osobistej i przyrodzonej wartości każdego życia ludzkiego od poczęcia aż do naturalnej jego śmierci. Rozprzestrzeniająca się sekularyzacja, w której dokonuje się pozytywne i kulturowe odrzucenie Bożego ojcostwa w naszej historii, uniemożliwia jakiekolwiek autentyczne powszechne braterstwo, wyrażające się we wzajemnym szacunku dla życia każdego człowieka. Bez Boga Jezusa Chrystusa wszelka różnica sprowadza się do piekielnego zagrożenia, uniemożliwiając jakąkolwiek braterską akceptację i owocną jedność rodzaju ludzkiego.

Powszechne przeznaczenie do zbawienia oferowane przez Boga w Jezusie Chrystusie skłoniło Benedykta XV, by wymagać przezwyciężenia wszelkiego zamknięcia nacjonalistycznego i etnocentrycznego, wszelkiego przemieszania głoszenia Ewangelii z potęgami kolonialnymi, z ich interesami gospodarczymi i wojskowymi. W swoim liście apostolskim Maximum illud papież przypomniał, że Boska powszechność misji Kościoła wymaga porzucenia wyłącznej przynależności do swej ojczyzny i grupy etnicznej. Otwarcie kultury i wspólnoty na zbawczą nowość Jezusa Chrystusa wymaga przezwyciężenia wszelkich nieuzasadnionych introwersji etnicznych i kościelnych. Także i dzisiaj Kościół nadal potrzebuje mężczyzn i kobiet, którzy na mocy swego chrztu szczodrze odpowiedzą na wezwanie do opuszczenia swoich domów, rodzin, ojczyzny, języka, swego Kościoła lokalnego. Są posłani do pogan, do świata jeszcze nie przekształconego przez sakramenty Jezusa Chrystusa i Jego świętego Kościoła. Głosząc Słowo Boże, dając świadectwo Ewangelii i celebrując życie Ducha Świętego, wzywają do nawrócenia, chrzczą i ofiarowują chrześcijańskie zbawienie w poszanowaniu osobistej wolności każdego, w dialogu z kulturami i religiami ludów, do których są posłani. Missio ad gentes , zawsze dla Kościoła niezbędna, przyczynia się zatem w sposób fundamentalny do stałego procesu nawrócenia wszystkich chrześcijan. Wiara w Paschę Jezusa, kościelne posłanie chrzcielne, wyjście geograficzne i kulturowe ze swoich ograniczeń oraz ze swego domu, potrzeba zbawienia od grzechu i wyzwolenie ze zła osobistego i społecznego domagają się misji, aż po najdalsze krańce Ziemi.

Opatrznościowa zbieżność z obchodami Synodu Specjalnego o Kościołach w Amazonii każe mi podkreślić, że misja powierzona nam przez Jezusa wraz darem Jego Ducha jest wciąż aktualna i konieczna także dla tych ziem i ich mieszkańców. Odnowiona Pięćdziesiątnica otwiera na oścież drzwi Kościoła, aby żadna kultura nie była zamknięta sama w sobie, a żaden lud nie był odizolowany, lecz otwarty na powszechną komunię wiary. Niech nikt nie będzie zamknięty w swoim własnym „ja”, w autoreferencyjności swej przynależności etnicznej i religijnej. Pacha Jezusa przełamuje wąskie granice światów, religii i kultur, wzywając je do wzrastania w szacunku dla godności mężczyzny i kobiety, do coraz pełniejszego nawrócenia na Prawdę Zmartwychwstałego Pana, który daje wszystkim prawdziwe życie.

Przypominam sobie w tym względzie słowa papieża Benedykta XVI wypowiedziane na początku naszego spotkania biskupów latynoamerykańskich w Aparecidzie w Brazylii w 2007 r., słowa, które pragnę tu przywołać i uczynić własnymi: „Co oznaczało dla ludów Ameryki Łacińskiej i Karaibów przyjęcie wiary chrześcijańskiej? Oznaczało poznać i przyjąć Chrystusa, Boga nieznanego, którego ich przodkowie nieświadomie szukali w swych bogatych tradycjach religijnych. Chrystus był Zbawicielem – przedmiotem ich niewysłowionego pragnienia. Oznaczało to również przyjęcie w wodach chrztu życia Bożego, dzięki czemu stali się przybranymi dziećmi Boga; przyjęcie Ducha Świętego, który przybył, by natchnąć ich kultury, oczyszczając je i rozwijając liczne zalążki i nasiona, które Słowo wcielone w nich zaszczepiło, prowadząc je tym samym na drogi Ewangelii. […] Słowo Boże, stawszy się ciałem w Jezusie Chrystusie, stało się zarazem historią i kulturą. Utopia, jaką byłoby wskrzeszenie religii przedkolumbijskich przez odizolowanie ich od Chrystusa i od Kościoła powszechnego, nie byłaby postępem, lecz regresem. W rzeczywistości byłoby to cofnięcie się do pewnego momentu dziejów, który należy już do przeszłości” ( Przemówienie podczas sesji inauguracyjnej , 13 maja 2007, w: „ L’Osservatore Romano” , wyd. polskie, n. 9(296)/2007, s. 36).

Maryi, naszej Matce powierzamy misję Kościoła. Zjednoczona ze swoim Synem, od momentu wcielenia Dziewica wyruszyła, dała się całkowicie wciągnąć w misję Jezusa, misję, która u stóp krzyża stała się także Jej misją: by współpracować jako Matka Kościoła w zrodzeniu w Duchu i w wierze nowych Bożych synów i córek.

Chciałbym zakończyć krótkim słowem na temat Papieskich Dzieł Misyjnych, zaproponowanych jako narzędzie misyjne już w Maximum illud . Papieskie Dzieła Misyjne wyrażają swą służbę na rzecz powszechności kościelnej jako globalna sieć, która wspiera papieża w jego zaangażowaniu misyjnym poprzez modlitwę, która jest duszą misji i miłością chrześcijan rozproszonych po całym świecie. Ich ofiara pomaga papieżowi w ewangelizacji Kościołów partykularnych (Dzieło Rozkrzewiania Wiary), w formacji miejscowego duchowieństwa (Dzieło św. Piotra Apostoła), w wychowaniu świadomości misyjnej dzieci całego świata (Dzieło Misyjne Dzieci) oraz w misyjnej formacji wiary chrześcijan (Papieska Unia Misyjna). Ponawiając moje wsparcie dla tych dzieł, życzę, aby Nadzwyczajny Miesiąc Misyjny w październiku 2019 r. przyczynił się do odnowienia ich służby misyjnej na rzecz mojej posługi.

Misjonarzom i misjonarkom oraz wszystkim tym, którzy w jakikolwiek sposób uczestniczą, na mocy swego chrztu, w misji Kościoła, z serca posyłam moje błogosławieństwo.

Watykan, 9 czerwca 2019 r., Uroczystość Zesłania Ducha Świętego

FRANCISZEK

[01025-PL.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua araba

مُعمَّدون ومُرسَلون:
كنيسة المسيح مرسلة في العالم

أيها الإخوة والأخوات الأعزّاء،

لقد طلبتُ من الكنيسة بأسرها أن تعيش خلال شهر أكتوبر/تشرين الأوّل 2019، وقتًا استثنائيًا من النشاط التبشيري للاحتفال بالذكرى المئويّة لإصدار الرسالة الرسوليّة أعظم رسالة، للبابا بندكتس الخامس عشر (30 نوفمبر/تشرين الثاني 1919). وقد أثبت لي بُعدُ النظر النبويّ لمقترحه الرسوليّ، مدى أهميّة تجديد التزام الكنيسة التبشيريّ في يومنا هذا، وإعادة تأهيل، بطريقة إنجيليّة، رسالة البشارة بالإنجيل، وحمل خلاص يسوع المسيح المائت والقائم من الموت، إلى العالم.

وتحمل هذه الرسالة نفس عنوان شهر أكتوبر/تشرين الأوّل الإرساليّ: مُعمَّدون ومُرسَلون: كنيسة المسيح مرسلة في العالم . إن الاحتفال بهذا الشهر سوف يساعدنا في المقام الأوّل على إعادة اكتشاف المعنى التبشيري لانتمائنا إلى يسوع المسيح بالإيمان، وهو إيمان نلناه مجّانًا كهبة في المعمودية. فانتماؤنا إلى الله ليس أبدًا عملًا فرديًّا، إنما هو فعل كنسي على الدوام: من الشركة مع الله، الآب والابن والروح القدس، تولد حياة جديدة مع العديد من الإخوة والأخوات. وهذه الحياة الإلهية ليست منتجًا يباع -نحن لا نمارس الضم البغيض ( proselytism )- إنما يتعلق الأمر بكنز نمنحه، وننقله، ونعلنه: هذا هو معنى الرسالة. مجّانًا نلنا هذه الهبة ومجّانًا نتقاسمها مع الجميع (را. متى 10، 8)، دون استثناء لأحد. فالله يريد أَن يَخلُصَ جميعُ النَّاس ويبلغوا إِلى معرفةِ الحقّ ويختبروا رحمته بفضل الكنيسة، التي هي سرّ الخلاص للعالم أجمع (را. 1 طيم 2، 4؛ 3، 15؛ المجمع الفاتيكاني الثاني، الدستور العقائدي نور الأمم ، 48).

إن الكنيسة هي في رسالة ضمن العالم: الإيمانُ بيسوع المسيح يعطينا البعدَ الصحيح لجميع الأمور، ويجعلنا نرى العالم بعيون الله وقلبه؛ والرجاءُ ويفتحنا على الآفاق الأبديّة للحياة الإلهيّة التي نشارك فيها حقًا؛ وتدفعنا المحبّة، التي نتذوّق طعمها مسبقّا في الأسرار المقدسة وفي المحبّة الأخويّة، إلى أقاصي الأرض (را. مي 5، 3؛ متى 28، 19؛ رسل 1، 8؛ روم 10، 18). والكنيسة التي تنطلق حتى أقاصي الأرض تتطلّب توبة إرساليّة مستمرّة ودائمة. كم من القدّيسين، وكم من نساء ورجال إيمان يشهدون لنا، ويبيّنون لنا أنه من الممكن أن نعيش هذا الانفتاح غير المحدود، وهذا الانطلاق المملوء رحمة، كدفع عاجل للمحبّة ولمنطق العطاء والتضحية والمجّانية الجوهري (را. 2 قور 5، 14- 21)! ليكن رجلَ الله مَن يبشِّر بالله (را. الرسالة الرسولية أعظم رسالة ).

إنها رسالة تمسّنا عن كثب: أنا رسالة على الدوام؛ أنت رسالة على الدوام؛ كلّ معمّدة وكلّ معمّد هو رسالة. فمن يحبّ ينطلق، مدفوع ليخرج من ذاته؛ هو مُنجذبٌ ويَجذِب، يهبُ ذاته للآخر وينسج علاقات تولّد الحياة. ما من أحد عديم الفائدة أو غير مهمً بالنسبة لمحبّة الله. فكلّ واحد منّا هو رسالة في العالم لأنه ثمرة حبّ الله. فحتى لو خان والدي ووالدتي الحبَّ، بالكذب والكراهية وعدم الأمانة، فالله لا يتراجع أبدًا عن هبة الحياة، مخصّصًا كلّ واحد من أبنائه، منذ الأزل، إلى حياته الإلهيّة والأبديّة (را. أف 1، 3- 6).

إن هذه الحياة تُعطى لنا في المعموديّة التي تمنحنا الإيمان بيسوع المسيح، قاهر الخطيئة والموت، وتخلقنا من جديد على صورة الله ومثاله، وتُدخِلنا في جسد المسيح الذي هو الكنيسة. والمعموديّة، بهذا المعنى، هي ضروريّة حقًّا للخلاص لأنها تضمن بأننا أبناء وبنات، دائمًا وفي كلّ مكان، لسنا أبدًا أيتام أو غرباء أو عبيد، في بيت الآب. إن ما هو حقيقةٌ أسراريّة في المسيحيّ –حقيقة تبلغ تمامها في القربان المقدّس- يبقى دعوة ومصير كلّ رجل وامرأة هم بانتظار التوبة والخلاص. فالمعموديّة هي في الواقع وعد تحقّقه الهبة الإلهيّة التي تجعل من الإنسان ابنًا في الابن. نحن أبناء لوالدينا الطبيعيّين، لكننا نُعطى في المعموديّة الأبوّة والأمومة الحقيقيّة الأصيلة: لا يمكن أن يكون الله أبًا لي إن لم تكن الكنيسة أمًّا لي (را. القديس سيبريان، وحدة الكنيسة ، 4).

هكذا، فإن رسالتنا تتجذّر في أبوّة الله وأمومة الكنيسة، لأن الإرسال الذي عبّر عنه يسوع في الفصح يتأصّل في المعموديّة: كما أرسلني الآب، أرسلكم أنا أيضًا مملوئين بالروح القدس من أجل مصالحة العالم (را. يو 20، 19- 23؛ متى 28، 16- 20). يتحمّل المسيحيّ مسؤوليّة هذا الإرسال، بحيث لا يفوت أحد بشارة دعوته ليكون ابنًا بالتبنّي، واليقين بكرامته الشخصيّة والقيمة الجوهريّة لكلّ حياة بشريّة منذ الحمل به وحتى وفاته الطبيعيّة. إن النزعة العلمانيّة المنتشرة، عندما تُرفض أبوّة الله الناشطة في تاريخنا رفضًا عمليًّا وثقافيًّا، تَمنع أيّ أخوّة شاملة تظهر عبر الاحترام المتبادل لحياة كلّ فرد. فبدون إله يسوع المسيح، يتحوّل كلّ اختلاف إلى تهديد جهنميّ، وتصبح أيّ ضيافة أخويّة أو أيّ وحدة للجنس البشريّ أمرًا مستحيلًا.

إن الخلاص الذي قدّمه الله في يسوع المسيح والذي يشمل العالم بأسره قاد بندكتس الخامس عشر إلى المطالبة بالتغلّب على كلّ انغلاق قوميّ وعرقيّ، وعلى كلّ خلط بين البشارة بالإنجيل والقوى الاستعمارية، مع مصالحهم الاقتصاديّة والعسكريّة. وقد ذكّر البابا في رسالته الرسوليّة أعظم رسالة ، أن الشموليّة الإلهيّة لرسالة الكنيسة تتطلّب من الشخص الخروج من الانتماء الحصريّ لبلده وعرقه. كما يتطلّب انفتاح الثقافة والجماعة على حداثة يسوع المسيح الخلاصيّة، والتغلّب على أيّ انغلاق عرقيّ وكنسيّ غير مباح. ولا تزال الكنيسة حتى اليوم، بحاجة إلى رجال ونساء يستجيبون بسخاء، بحكم معموديّتهم، إلى الدعوة لمغادرة منازلهم وعائلاتهم وأوطانهم ولغاتهم وكنيستهم المحليّة. ويُرسل هؤلاء إلى الأمم، في العالم الذي لم يتجلّى بعد بفعل أسرار يسوع المسيح وكنيسته المقدّسة. يعلنون كلمة الله، ويشهدون للإنجيل ويحتفلون بحياة الروح، فيدعون إلى التوبة، ويعمّدون ويمنحون الخلاص المسيحيّ محترمين حرّية الأفراد الشخصيّة، في حوار مع ثقافات وأديان الشعوب التي أُرسلوا إليها. إن الرسالة لدى الأمم ، التي ما زالت ضرورية دومّا للكنيسة، تسهم بشكل أساسيّ في العملّية الدائمة لتوبة جميع المسيحيّين. الإيمان في فصح يسوع، والإرسال الكنسيّ بحكم المعموديّة، والخروج الجغرافي والثقافي من الذات ومن المنزل الشخصي، والحاجة إلى الخلاص من الخطيئة والتحرر من الشر الشخصي والاجتماعي، تستوجب الرسالة حتى أقاصي الأرض.

يقودني التصادف مع الاحتفال بالسينودس الخاص بكنائس الأمازون، للإشارة إلى مدى ضرورة الرسالة –حتى في يومنا هذا- التي عهد بها يسوع إلينا مع هبة روحه، بالنسبة لتلك الأراضي أيضًا وسكّانها. إن عنصرة جديدة تفتح أبواب الكنيسة حتى لا تبقى أيّ ثقافة منغلقة على ذاتها ولا ينعزل أيّ شعب بل ينفتح على شركة الإيمان الشاملة. حتى لا يبقى أحد منغلقًا على نفسه، في المرجعية الذاتية لانتمائه العرقيّ والدينيّ. لأن فصح يسوع يكسر ضيق حدود العالم والأديان والثقافات، ويدعوها إلى النموّ باحترام كرامة الرجل والمرأة، والتقرّب من توبة كاملة إلى حقيقة الربّ القائم من الموت، والذي يمنح الحياة الحقّة للجميع.

تعود إلى ذهني في هذا الصدد، كلمات البابا بندكتس السادس عشر في بداية اجتماع أساقفة أمريكا اللاتينية في أباريسيدا، البرازيل، عام 2007؛ كلمات أودّ أن أذكرها الآن وأن أتبنّاها: «ماذا يعني قبول الإيمان المسيحي في دول أمريكا اللاتينية ومنطقة البحر الكاريبي؟ يعني بالنسبة إليهم، معرفة المسيح وقبوله، الإله المجهول الذي كان يبحث عنه أسلافهم -دون أن يدركوا- في تقاليدهم الدينيّة الغنيّة. فالمسيح هو المخلّص الذي كانوا يتوقون إليه بصمت. هذا يعني أيضًا أنهم نالوا، بماء المعموديّة، الحياة الإلهيّة التي جعلتهم أبناء الله بالتبنّي؛ يعني نوال الروح القدس الذي جاء ليخصب ثقافاتهم، يطهّرها وينمّي البذور العديدة التي زرعتها الكلمة المتجسّدة فيها، ويوجّهها نحو سبل الإنجيل. […] كلمة الله، التي تجسّدت في يسوع المسيح، أصبحت أيضًا تاريخًا وثقافة. إن يوتوبيا إعادة إحياء الأديان التي سبقت وصول كولومبوس، والتي تفصلها عن المسيح والكنيسة الشاملة، ليست بتقدّمٍ، إنما هي تراجع. بل ستكون في الواقع، بمثابة عودة إلى زمن تاريخيّ راسٍ في الماضي" ( كلمة البابا أثناء الجلسة الافتتاحية ، 13 مايو/أيار 2007: تعاليم III، 1 [2007] 855- 856).

نحن نعهد برسالة الكنيسة إلى مريم أمّنا. فالعذراء، متّحدة بابنها، بدأت مسيرتها منذ التجسّد، ودخلت بمشاركة كاملة في رسالة يسوع؛ رسالة أصبحت أيضًا رسالتها الشخصيّة عند اقدام الصليب: تتعاون كأمّ للكنيسة في إعطاء أبناء وبنات جدد لله، بالروح وبالإيمان.

أودّ أن أختتم كلمتي بكلمة مختصرة عن الأعمال الإرساليّة الحبرية، التي سبق وتمّ اقترحها في أعظم رسالة كأداة إرسالية. تعبّر الأعمال الإرساليّة الحبريّة عن خدمتها لشموليّة الكنسية كشبكة عالميّة تدعم البابا في التزامه الإرسالي عبر الصلاة، التي هي روح الرسالة، وصدقة المسيحيّين المنتشرين في جميع أنحاء العالم. إن صدقاتهم تساعد البابا في حمل البشارة لكنائس خاصّة ( أعمال نشر الإيمان )، وفي تنشئة الكهنة المحلّيين ( أعمال القديس بطرس الرسول )، وفي تنشئة الضمير الإرسالي لدى أطفال العالم كلّه ( أعمال الطفولة المقدّسة ) وفي التنشئة الإرسالية لإيمان المسيحيين ( الاتحاد الإرسالي البابوي ). فيما أجدّد دعمي لهذه الأعمال، أتمنّى أن يسهم الشهر الإرسالي الاستثنائي خلال شهر أكتوبر/تشرين الأوّل 2019 في تجديد عملهم الإرسالي من أجل خدمتي.

إلى المرسلين والمرسلات وإلى جميع الذين يشاركون بأيّ شكل من الأشكال، بحكم معموديّتهم، في رسالة الكنيسة، أرسل بركتي القلبية.

من الفاتيكان، 9 يونيو/حزيران 2019، في عيد العنصرة

[01025-AR.01] [Testo originale: Italiano]

[B0495-XX.02]

from Bollettino Sala Stampa della Santa Sede http://bit.ly/2IsMmSr

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