Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Romania (31 maggio – 2 giugno 2019) – Incontro con la Comunità Rom di Blaj

Incontro con la Comunità Rom di Blaj

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Saluto del Santo Padre

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Traduzione in lingua polacca

Nel pomeriggio, il Santo Padre Francesco ha lasciato il Palazzo della Curia e si è trasferito in papamobile al quartiere Barbu Lăutaru di Blaj dove alle ore 15.30 (14.30 ora di Roma) ha incontrato la Comunità Rom della città nella nuova chiesa dedicata a S. Andrea Apostolo e al Beato Ioan Suciu.

Al Suo arrivo il Papa è stato accolto dal Vescovo della Curia Arcivescovile Maggiore, da una famiglia e da alcuni bambini che gli hanno offerto un omaggio floreale che Egli ha deposto davanti all’icona della Madonna. Prima di entrare in chiesa, all’interno della quale si trovano circa 60 persone, il Vescovo ha porto a Papa Francesco una croce e l’acqua santa per l’aspersione. Quindi, dopo la testimonianza di un sacerdote greco cattolico di etnia Rom e un canto eseguito dai bambini, il Santo Padre ha pronunciato il Suo saluto. Al termine dell’incontro, dopo la recita del Padre Nostro e la benedizione finale, il Santo Padre ha lasciato Blaj alla volta di Sibiu per il congedo dalla Romania.

Pubblichiamo di seguito le parole di saluto che il Santo Padre ha rivolto alla Comunità Rom nel corso dell’incontro:

Saluto del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle, buon pomeriggio!

Sono contento di incontrarvi e vi ringrazio per la vostra accoglienza. Tu, Don Ioan, non ti sbagli nell’affermare quella certezza tanto sicura quanto a volte dimenticata: nella Chiesa di Cristo c’è posto per tutti. Se non fosse così non sarebbe la Chiesa di Cristo. La Chiesa è luogo di incontro , e abbiamo bisogno di ricordarlo non come un bello slogan ma come parte della carta d’identità del nostro essere cristiani. Ce lo hai ricordato portando come esempio il Vescovo martire Ioan Suciu, che ha saputo plasmare con gesti concreti il desiderio di Dio Padre di incontrarsi con ogni persona nell’amicizia e nella condivisione. Il Vangelo della gioia si trasmette nella gioia di incontrarsi e di sapere che abbiamo un Padre che ci ama. Guardati da Lui, capiamo come guardarci tra di noi. Con questo spirito ho desiderato stringere le vostre mani, mettere i miei occhi nei vostri, farvi entrare nel cuore, nella preghiera, con la fiducia di entrare anch’io nella vostra preghiera e nel vostro cuore.

Nel cuore porto però un peso. È il peso delle discriminazioni, delle segregazioni e dei maltrattamenti subiti dalle vostre comunità. La storia ci dice che anche i cristiani, anche i cattolici non sono estranei a tanto male. Vorrei chiedere perdono per questo. Chiedo perdono – in nome della Chiesa al Signore e a voi – per quando, nel corso della storia, vi abbiamo discriminato, maltrattato o guardato in maniera sbagliata, con lo sguardo di Caino invece che con quello di Abele, e non siamo stati capaci di riconoscervi, apprezzarvi e difendervi nella vostra peculiarità. A Caino non importa il fratello. È nell’indifferenza che si alimentano pregiudizi e si fomentano rancori. Quante volte giudichiamo in modo avventato, con parole che feriscono, con atteggiamenti che seminano odio e creano distanze! Quando qualcuno viene lasciato indietro, la famiglia umana non cammina. Non siamo fino in fondo cristiani, e nemmeno umani, se non sappiamo vedere la persona prima delle sue azioni, prima dei nostri giudizi e pregiudizi.

Sempre, nella storia dell’umanità, ci sono Abele e Caino. C’è la mano tesa e la mano che percuote. C’è l’apertura dell’incontro e la chiusura dello scontro. C’è l’accoglienza e c’è lo scarto. C’è chi vede nell’altro un fratello e chi un ostacolo sul proprio cammino. C’è la civiltà dell’amore e c’è quella dell’odio. Ogni giorno c’è da scegliere tra Abele e Caino. Come davanti a un bivio, si pone tante volte di fronte a noi una scelta decisiva: percorrere la via della riconciliazione o quella della vendetta. Scegliamo la via di Gesù. È una via che costa fatica, ma è la via che conduce alla pace. E passa attraverso il perdono. Non lasciamoci trascinare dai livori che ci covano dentro: niente rancori. Perché nessun male sistema un altro male, nessuna vendetta soddisfa un’ingiustizia, nessun risentimento fa bene al cuore, nessuna chiusura avvicina.

Cari fratelli e sorelle, voi come popolo avete un ruolo da protagonista da assumere e non dovete avere paura di condividere e offrire quelle specifiche caratteristiche che vi costituiscono e che segnano il vostro cammino, e delle quali abbiamo tanto bisogno: il valore della vita e della famiglia in senso allargato (cugini, zii, …); la solidarietà, l’ospitalità, l’aiuto, il sostegno e la difesa dei più deboli all’interno della loro comunità; la valorizzazione e il rispetto degli anziani – questo è un grande valore che voi avete –; il senso religioso della vita, la spontaneità e la gioia di vivere. Non private le società in cui vi trovate di questi doni e disponetevi anche a ricevere tutte le cose buone che gli altri vi possano offrire e apportare. Perciò desidero invitarvi a camminare insieme , lì dove siete, nella costruzione di un mondo più umano andando oltre le paure e i sospetti, lasciando cadere le barriere che ci separano dagli altri alimentando la fiducia reciproca nella paziente e mai vana ricerca di fraternità. Impegnarsi per camminare insieme, con la dignità: la dignità della famiglia, la dignità di guadagnarsi il pane di ogni giorno – è questo, sì, che ti fa andare avanti – e la dignità della preghiera. Sempre guardando avanti (cfr Incontro di preghiera con il popolo Rom e Sinti , 9 maggio 2019).

Questo incontro è l’ultimo della mia visita in Romania. Sono venuto in questo Paese bello e accogliente, sono venuto come pellegrino e fratello, per incontrare. Ho incontrato voi, ho incontrato tanta gente, per fare un ponte tra il mio cuore e il vostro. E ora torno a casa, torno arricchito, portando con me luoghi e momenti, ma soprattutto portando con me i vostri volti. I vostri volti coloreranno i miei ricordi e popoleranno la mia preghiera. Vi ringrazio, vi porto con me. E ora vi benedico, ma prima vi chiedo un grande favore: di pregare per me. Grazie!

[Padre Nostro in romeno]

Adesso vi darò una benedizione. E vorrei benedire tutta la vostra famiglia, tutti i vostri amici, tutta la gente che voi conoscete.

[BENEDIZIONE]

A presto!

[00960-IT.02] [Testo originale: Italiano]

 

Traduzione in lingua francese

[00960-FR.02] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

[00960-EN.02] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

[00960-DE.01] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas: buenas tardes.

Me alegra encontraros y os doy las gracias por vuestra acogida. Tú, Don Ioan, no te equivocas en afirmar esa certeza tan evidente como a veces olvidada: en la Iglesia de Cristo hay un lugar para todos. Si no fuese así no sería la Iglesia de Cristo. La Iglesia es lugar de encuentro y tenemos necesidad de recordarlo no como un bello slogan, sino como parte del carnet de identidad de nuestro ser cristianos. Nos lo has recordado al poner como ejemplo al obispo mártir Ioan Suciu que supo plasmar con gestos concretos el deseo del Padre Dios de encontrarse con cada persona en la amistad y en el compartir. El Evangelio de la alegría se transmite en la alegría del encuentro y de saber que tenemos un Padre que nos ama. Mirados por él, entendemos cómo hemos de mirarnos entre nosotros. Con este espíritu he deseado estrechar vuestras manos, poner mis ojos en los vuestros, haceros entrar en el corazón, en la oración, con la confianza de entrar yo también en vuestra oración, en vuestro corazón.

Sin embargo, llevo un peso en el corazón. Es el peso de las discriminaciones, de las segregaciones y de los maltratos que han sufrido vuestras comunidades. La historia nos dice que también los cristianos, también los católicos, no son ajenos a tanto mal. Quisiera pedir perdón por esto. Pido perdón —en nombre de la Iglesia al Señor y a vosotros— por todo lo que a lo largo de la historia, os hemos discriminado, maltratado o mirado de forma equivocada, con la mirada de Caín y no con la de Abel, y no fuimos capaces de reconoceros, valoraros y defenderos en vuestra singularidad. A Caín no le importa su hermano. La indiferencia es la que alimenta los prejuicios y fomenta los rencores. ¡Cuántas veces juzgamos de modo temerario, con palabras que hieren, con actitudes que siembran odio y crean distancias! Cuando alguno viene postergado, la familia humana no camina. No somos en el fondo cristianos, ni siquiera humanos, si no sabemos ver a la persona antes que sus acciones, antes que nuestros juicios y prejuicios.

Siempre, están Abel y Caín en la historia de la humanidad. Está la mano extendida y la mano que golpea. Está la apertura del encuentro y el cierre del enfrentamiento. Hay acogida y hay descarte. Está quien ve en el otro a un hermano y quien lo considera un obstáculo en su camino. Está la civilización del amor y está la del odio. Cada día hay que elegir entre Abel y Caín. Como ante una encrucijada, a menudo se pone ante nosotros una elección decisiva: recorrer la vía de la reconciliación o la de la venganza. Elijamos la vía de Jesús. Es una vía que comporta fatiga, pero es la vía que conduce a la paz; y pasa a través del perdón. No nos dejemos llevar por el odio que brota dentro de nosotros: nada de rencor. Porque ningún mal resuelve otro mal, ninguna venganza arregla una injusticia, ningún resentimiento es bueno para el corazón, ninguna clausura acerca.

Queridos hermanos y hermanas: Vosotros como pueblo tenéis un rol principal que tomar y no debéis tener miedo a compartir y ofrecer esas notas particulares que os constituyen y que señalan vuestro caminar, y de las que tenemos tanta necesidad: el valor de la vida y de la familia en sentido amplio —primos, tíos…—; la solidaridad, la hospitalidad, la ayuda, el apoyo y la defensa de los más débiles dentro de su comunidad; la valorización y el respeto a los ancianos —este es un gran valor que tenéis—; el sentido religioso de la vida, la espontaneidad y la alegría de vivir. No privéis a las sociedades donde os encontréis de estos dones y animaos también a recibir todo lo bueno que los demás os puedan brindar y aportar. Por eso os quiero invitar a caminar juntos , allí donde estéis en la construcción de un mundo más humano, superando los miedos y sospechas, dejando caer las barreras que nos separan de los demás, y favoreciendo la confianza recíproca en la paciente y siempre útil búsqueda de la fraternidad. Luchar para caminar juntos, «con dignidad: la dignidad de la familia, la dignidad del trabajo, la dignidad de ganarse el pan de cada día —sí, esto es lo que te hace avanzar— y la dignidad de la oración. Siempre mirando hacia adelante» ( Encuentro de oración con el pueblo gitano , 9 mayo 2019).

Este encuentro es el último de mi visita en Rumanía. He venido a este país bello y acogedor, he venido como peregrino y hermano, para encontrar. Os he encontrado a vosotros, he encontrado a tanta gente, para construir un puente entre mi corazón y el vuestro. Y ahora regreso a casa, vuelvo enriquecido, llevando conmigo lugares y momentos, pero sobre todo llevando conmigo vuestros rostros. Vuestros rostros colorearán mis recuerdos y poblarán mi oración. Os doy las gracias os llevo conmigo. Y ahora os bendigo, pero antes os pido un gran favor: rezad por mí. Gracias.

[Padrenuestro en rumano]

Ahora os daré una bendición. Y quisiera bendecir toda vuestra familia, todos vuestros amigos, toda la gente que conocéis.

[Bendición]

Hasta pronto.

[00960-ES.02] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua portoghese

Queridos irmãos e irmãs, boa tarde!

Estou feliz por vos encontrar e agradecido pela vossa receção. Padre Ioan, não te enganas, quando afirmas estar certo desta verdade, segura mas às vezes esquecida: na Igreja de Cristo, há espaço para todos. Se não fosse assim, não seria a Igreja de Cristo. A Igreja é lugar de encontro , e precisamos de o lembrar, não como um belo slogan, mas como parte do nosso cartão de identidade de cristãos. Tu no-lo recordaste, dando como exemplo o bispo mártir Ioan Suciu, que soube plasmar em gestos concretos este desejo de Deus Pai: encontrar-se com cada pessoa na amizade e na partilha. O Evangelho transmite-se na alegria de encontrar-se e saber que temos um Pai que nos ama. Sob o olhar d’Ele, compreendemos como olhar-nos entre nós. Com este espírito, quis cumprimentar-vos, fixar os meus olhos nos vossos, fazer-vos entrar no coração, na oração, com a confiança de entrar, também eu, na vossa oração e no vosso coração.

No coração, porém, trago um peso. É o peso das discriminações, segregações e maus-tratos sofridos pelas vossas comunidades. A história diz-nos que os próprios cristãos, os próprios católicos não são alheios a tanto mal. Quero pedir perdão por isso. Em nome da Igreja, peço perdão, ao Senhor e a vós, por todas as vezes que, ao longo da história, vos discriminamos, maltratamos ou consideramos de forma errada, com o olhar de Caim em vez do de Abel, e não fomos capazes de vos reconhecer, apreciar e defender na vossa peculiaridade. A Caim, não importa o irmão. É na indiferença que se alimentam preconceitos e fomentam rancores. Quantas vezes julgamos, imprudentemente, com palavras que doem, com atitudes que semeiam ódio e criam distâncias! Quando se deixa alguém para trás, a família humana não avança. Não somos completamente cristãos, nem sequer humanos, se não soubermos ver a pessoa antes das suas ações, antes dos nossos juízos e preconceitos.

Sempre houve, na história da humanidade, Abel e Caim. Há a mão estendida e a mão que fere. Há a abertura do encontro e o fechamento do desencontro. Há a hospitalidade e há o descarte. Há quem veja no outro um irmão e quem nele veja um obstáculo no próprio caminho. Há a civilização do amor e há a do ódio. Cada dia, há que escolher entre Abel e Caim. Como sucede perante uma encruzilhada, frequentemente impõe-se-nos fazer uma escolha decisiva: seguir o caminho da reconciliação ou o da vingança. Escolhamos o caminho de Jesus; trata-se dum caminho que exige esforço, mas é o caminho que conduz à paz. E passa através do perdão. Não nos deixemos arrastar pelos ressentimentos que incubamos dentro de nós: não demos qualquer espaço ao rancor. Porque nenhum mal resolve outro mal, nenhuma vingança satisfaz uma injustiça, nenhum ressentimento faz bem ao coração, nenhum fechamento aproxima.

Como povo, queridos irmãos e irmãs, tendes um papel de protagonista a assumir e não deveis ter medo de partilhar e oferecer as caraterísticas específicas que vos moldam e marcam o vosso caminho e de que tanto precisamos: o valor da vida e da família em sentido alargado (primos, tios…); a solidariedade, a hospitalidade, a ajuda, o apoio e a defesa dos mais frágeis no seio da sua comunidade; o respeito e valorização dos idosos (este é um grande valor que vós tendes); o sentido religioso da vida, a espontaneidade e a alegria de viver. Não priveis destes dons as sociedades onde vos encontrardes, e disponde-vos também a receber todas as coisas boas que os outros vos possam oferecer. Por isso, desejo convidar-vos a caminhar juntos , lá onde estiverdes, na construção dum mundo mais humano, ultrapassando medos e suspeitas, deixando cair as barreiras que nos separam uns dos outros, alimentando a confiança mútua na busca, paciente e nunca vã, da fraternidade. Esforçar-se por caminhar juntos com dignidade: a dignidade da família, a dignidade de ganhar o pão de cada dia – sim, é isto que te faz continuar – e a dignidade da oração. Sempre olhando para diante (cf. Encontro de oração com o povo Rom e Sinti , 9 de maio de 2019).

Este encontro é o último de minha visita à Roménia. Vim a este país lindo e acolhedor, vim como peregrino e irmão para encontrar o seu povo. Encontrei-vos a vós, encontrei tanta gente, para fazer uma ponte entre o meu coração e o vosso. E agora volto para casa, volto enriquecido, levando comigo recordações de lugares e momentos, mas sobretudo levando comigo os vossos rostos. Os vossos rostos vão colorir as minhas recordações e povoarão a minha oração. Agradeço-vos, levo-vos comigo. E agora abençoo-vos, mas antes peço-vos um grande favor: rezai por mim. Obrigado!

[ Pai-Nosso, em romeno ]

Dou-vos agora a bênção, com a intenção de abençoar toda a vossa família, todos os vossos amigos, toda a gente que conheceis.

[ Bênção… ]

Até breve!

[00960-PO.02] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua polacca

Drodzy bracia i siostry, dobrego popołudnia!

Cieszę się, że mogę się z wami spotkać. Dziękuję, że mnie ugościliście i daliście mi tę możliwość. Księże Ioanie nie mylisz się, potwierdzając to niezbite przekonanie, które jest równie pewne, jak niekiedy zapomniane: w Kościele Chrystusowym jest miejsce dla wszystkich. Gdyby tak nie było, to nie byłby to Kościół Chrystusa. Kościół jest miejscem spotkania i musimy o tym przypominać nie jako o pięknym haśle, ale jako o części dowodu tożsamości naszego bycia chrześcijanami. Przypomnieliście o tym dając jako przykład biskupa męczennika Jana Suciu, który potrafił poprzez konkretne gesty urzeczywistniać pragnienie Boga Ojca, aby spotkać się z każdą osobą w przyjaźni i dzieleniu się. Ewangelię radości przekazuje się w radości spotkania i świadomości, że mamy Ojca, który nas miłuje. Postrzegani przez Niego rozumiemy, jak postrzegać siebie nawzajem. W tym duchu chciałem uścisnąć wasze ręce, spojrzeć w wasze oczy, wpuścić was do mego serca, do modlitwy, z ufnością, że i ja wejdę w waszą modlitwę i do waszego serca.

Ale w moim sercu noszę ciężar. Jest to ciężar dyskryminacji, izolacji i znęcania się, jakich doznały wasze wspólnoty. Historia mówi nam, że także chrześcijanom, nawet katolikom, nie jest obce tak wielkie zło. Chciałbym prosić za to o przebaczenie. Proszę w imieniu Kościoła o przebaczenie Pana i wasze, za to że na przestrzeni dziejów was dyskryminowaliśmy, znęcaliśmy się lub patrzyliśmy na was źle, oczami Kaina a nie Abla, i nie potrafiliśmy was uznać, docenić i bronić w waszej specyfice. Kainowi nie zależy na bracie. W atmosferze obojętności podsycane są uprzedzenia i wzbudzana jest niechęć. Ileż razy osądzamy pochopnie, używając słów, które ranią, postaw, które sieją nienawiść i tworzą dystanse! Gdy ktoś zostaje z tyłu, ludzka rodzina nie idzie naprzód. Nie jesteśmy w pełni chrześcijanami, ani nawet ludźmi, jeśli nie potrafimy widzieć osoby przed jej działaniami, przed naszymi osądami i uprzedzeniami.

Zawsze w historii ludzkości są Abel i Kain. Jest wyciągnięta ręka i ręka, która bije. Jest otwartość spotkania i zamknięcie konfliktu. Jest gościnność i odrzucenie. Są ludzie, którzy widzą w drugim brata i tacy, którzy widzą w nim przeszkodę na swej drodze. Istnieje cywilizacja miłości i cywilizacja nienawiści. Każdego dnia trzeba wybierać między Ablem a Kainem. Podobnie jak na rozdrożu, często staje przed nami decydujący wybór: czy pójść drogą pojednania czy też zemsty. Wybierajmy drogę Jezusa. Jest to droga, która wymaga trudu, ale jest drogą, która prowadzi do pokoju. I wiedzie przez przebaczenie. Nie dajmy się ponieść wrogości, która cofa nas wstecz: żadnych urazów. Ponieważ żadne zło nie naprawi innego zła, żadna zemsta nie ugasi niesprawiedliwości, wszelka niechęć nie jest dobra dla serca, żadne zamknięcie nie przybliża.

Drodzy bracia i siostry, wy jako lud macie do odegrania czynną rolę w społeczeństwie i nie powinniście się lękać dzielenia się i oferowania pewnych szczególnych cech, które was stanowią i naznaczają waszą drogę, a których tak bardzo potrzebujemy: wartości życia i rodziny poszerzonej (kuzyni, wujkowie…); solidarności, gościnności, pomocy, wsparcia i obrony najsłabszych w obrębie ich wspólnoty; docenienia i szacunku dla osób starszych – to wielka wartość, jaką macie –; religijnego sensu życia, spontaniczności i radości życia. Nie pozbawiajcie społeczeństw, w których jesteście, tych darów, a także bądźcie gotowi do przyjmowania wszystkich dobrych rzeczy, które inni mogą wam zaoferować i wnieść. Dlatego pragnę zachęcić was do podążania razem , tam gdzie jesteście, budując świat bardziej ludzki, wychodząc poza lęki i podejrzenia, porzucając bariery, które oddzielają nas od innych, podsycając wzajemne zaufanie w cierpliwym, a nigdy próżnym, dążeniu do braterstwa. Trzeba poświęcić się wspólnemu pielgrzymowaniu: „z godnością: godnością rodziny, godnością zarabiania na chleb powszedni – tak, to sprawia, że się rozwijasz – i godnością modlitwy. Zawsze patrząc w przyszłość” ( Incontro di preghiera con il popolo Rom e Sinti , 9 maggio 2019).

To spotkanie jest ostatnim podczas mojej wizyty w Rumunii. Przybyłem do tego pięknego i przyjaznego kraju, przybyłem jako pielgrzym i brat, aby się spotkać. Spotkałem was, spotkałem wielu ludzi, aby zbudować most pomiędzy moim i waszym sercem. A teraz wracam do domu, wracam ubogacony, zabierając ze sobą miejsca i wydarzenia, ale przede wszystkim zabierając ze sobą wasze twarze. Wasze twarze zabarwią moje wspomnienia i wypełnią moją modlitwę. Dziękuję wam i zabieram was ze sobą. A teraz was pobłogosławię, ale najpierw proszę was o wielką przysługę: módlcie się za mnie. Dziękuję!

[00960-PL.02] [Testo originale: Italiano]

 

[B0474-XX.02]

from Bollettino Sala Stampa della Santa Sede http://bit.ly/2JUS2rd

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Bollettino Santa Sede

Dal 24 giugno 2019 la pubblicazione del bollettino è sospesa.

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