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Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Romania (31 maggio – 2 giugno 2019) – Accoglienza Ufficiale e Cerimonia di benvenuto in Romania, Visita di cortesia al Presidente della Romania, Incontro con il Primo Ministro e Incontro con le Autorità, con la Società Civile e con il Corpo Diplomatico nel Palazzo Presidenziale di Bucarest

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Accoglienza Ufficiale all’Aeroporto di Bucarest, Cerimonia di benvenuto in Romania presso il Palazzo Presidenziale e Visita di cortesia al Presidente della Romania

Incontro con il Primo Ministro nel Palazzo Presidenziale

Incontro con le Autorità, con la Società Civile e con il Corpo Diplomatico nel Palazzo Presidenziale di Bucarest

Accoglienza Ufficiale all’Aeroporto di Bucarest, Cerimonia di benvenuto in Romania presso il Palazzo Presidenziale e Visita di cortesia al Presidente della Romania

All’arrivo all’Aeroporto Internazionale di Bucarest, il Santo Padre Francesco è stato accolto dal Presidente della Romania, Sig. Klaus Werner Iohannis, e dalla Consorte. Quindi due bambini in abito tradizionale hanno consegnato un omaggio floreale al Papa. Erano presenti circa 400 fedeli.

Dopo aver attraversato la Guardia d’Onore, prima di entrare nella Presidential Lounge dell’Aeroporto, Papa Francesco ha salutato i Vescovi della Romania. Quindi si è trasferito in auto al Palazzo Cotroceni, sede della Presidenza della Repubblica romena, per la cerimonia di benvenuto in Romania.

Al Suo arrivo, alle ore 12.22 (11.22 ora di Roma), il Santo Padre Francesco è stato accolto dal Presidente della Repubblica e dalla Consorte all’ingresso del complesso del Palazzo Presidenziale Cotroceni.

Dopo l’esecuzione degli inni, gli onori militari e la presentazione delle Delegazioni, il Papa si è trasferito in auto al Palazzo Presidenziale dove, alle ore 12.38 (11.38 ora di Roma), ha avuto luogo la visita di cortesia al Presidente della Romania, Sig. Klaus Werner Iohannis. Il Papa e il Presidente hanno posato per la foto ufficiale. Quindi raggiunto la Honor Room dove, dopo la Firma del Libro d’Onore e lo scambio dei doni, ha avuto luogo l’incontro privato.

Concluso l’incontro, il Santo Padre e il Presidente si è trasferito all’ Ambassador Room per la presentazione della famiglia.

[00962-IT.01]

Incontro con il Primo Ministro

Al termine dell’incontro con il Presidente della Repubblica, il Santo Padre si reca nel Salon Blue del Palazzo Presidenziale per l’incontro privato con il Primo Ministro della Romania, Sig.ra Vasilica Viorica Dăncilă.

Alla fine dell’incontro, Papa Francesco saluta il Consorte del Primo Ministro. Quindi, insieme al Presidente della Repubblica, si trasferisce nella Sala Unirii per l’incontro con le Autorità.

[00963-IT.01]

Incontro con le Autorità, con la Società Civile e con il Corpo Diplomatico

Discorso del Santo Padre

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua spagnola

Traduzione in lingua portoghese

Traduzione in lingua polacca

Alle ore 13.15 (12.15 ora di Roma), nella Sala Unirii del Palazzo Presidenziale di Bucarest, il Santo Padre Francesco ha incontrato le Autorità, i rappresentanti della Società Civile e i Membri del Corpo Diplomatico.

Dopo il saluto del Presidente della Romania, Sig. Klaus Werner Iohannis, Papa Francesco ha pronunciato il Suo discorso.

Al termine, il Santo Padre si è recato in auto alla Nunziatura Apostolica di Bucarest.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto alle Autorità, ai rappresentanti della Società Civile e ai Membri del Corpo Diplomatico:

Discorso del Santo Padre

Signor Presidente,
Signora Primo Ministro,
Beatitudine,
Illustri Membri del Corpo Diplomatico,
Distinte Autorità,
Distinti Rappresentanti delle varie Confessioni religiose e della società civile,
Cari fratelli e sorelle,

Rivolgo il mio cordiale saluto e il mio ringraziamento al Signor Presidente e alla Signora Primo Ministro per l’invito a visitare la Romania e per le gentili espressioni di benvenuto rivoltemi, anche a nome delle altre Autorità della Nazione e del vostro amato popolo. Saluto i Membri del Corpo Diplomatico e gli esponenti della società civile qui riuniti.

Saluto con fraterno amore il mio fratello Daniel. Con deferenza porgo il mio saluto a tutti i Metropoliti e ai Vescovi del Santo Sinodo, e a tutti i fedeli della Chiesa Ortodossa Romena. Saluto con affetto i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi, le religiose e tutti i membri della Chiesa Cattolica, che vengo a confermare nella fede e a incoraggiare nel loro cammino di vita e testimonianza cristiana.

Sono lieto di trovarmi nella vostra bella terra, a vent’anni dalla visita di San Giovanni Paolo II e mentre la Romania – per la prima volta da quando è entrata a far parte dell’Unione Europea – presiede in questo semestre il Consiglio Europeo.

È questo un momento propizio per rivolgere uno sguardo d’insieme ai trent’anni ormai trascorsi da quando la Romania si liberò da un regime che opprimeva la libertà civile e religiosa e la isolava rispetto agli altri Paesi europei, e che inoltre aveva portato alla stagnazione della sua economia e all’esaurirsi delle sue forze creative. Durante questo tempo la Romania si è impegnata nella costruzione di un progetto democratico attraverso il pluralismo delle forze politiche e sociali e il loro reciproco dialogo, per il fondamentale riconoscimento della libertà religiosa e per il pieno inserimento del Paese nel più ampio scenario internazionale. È importante riconoscere i molti passi avanti compiuti su questa strada, anche in mezzo a grandi difficoltà e privazioni. La volontà di progredire nei vari campi della vita civile, sociale e scientifica ha messo in moto tante energie e progettualità, ha liberato numerose forze creative tenute un tempo prigioniere e ha dato nuovo slancio alle molteplici iniziative intraprese, traghettando il Paese nel secolo XXI. Vi incoraggio a continuare a lavorare per consolidare le strutture e le istituzioni necessarie non solo per dare risposta alle giuste aspirazioni dei cittadini, ma anche per stimolare e mettere in condizione il vostro popolo di esprimere tutto il potenziale e l’ingegno di cui sappiamo è capace.

Occorre, al tempo stesso, riconoscere che le trasformazioni rese necessarie dall’apertura di una nuova era hanno comportato – insieme alle positive conquiste – il sorgere di inevitabili scogli da superare e di conseguenze non sempre facili da gestire per la stabilità sociale e per la stessa amministrazione del territorio. Penso, in primo luogo, al fenomeno dell’emigrazione, che ha coinvolto diversi milioni di persone che hanno lasciato la casa e la Patria per cercare nuove opportunità di lavoro e di vita dignitosa. Penso allo spopolamento di tanti villaggi, che hanno visto in pochi anni partire una considerevole parte dei loro abitanti; penso alle conseguenze che tutto questo può avere sulla qualità della vita in quei territori e all’indebolimento delle vostre più ricche radici culturali e spirituali che vi hanno sostenuto nei momenti più brutti, nelle avversità. Rendo omaggio ai sacrifici di tanti figli e figlie della Romania che, con la loro cultura, il loro patrimonio di valori e il loro lavoro, arricchiscono i Paesi in cui sono emigrati, e con il frutto del loro impegno aiutano le loro famiglie rimaste in patria. Pensare ai fratelli e alle sorelle che sono all’estero è un atto di patriottismo, è un atto di fratellanza, è un atto di giustizia. Continuate a farlo.

Per affrontare i problemi di questa nuova fase storica, per individuare soluzioni efficaci e trovare la forza per applicarle, occorre far crescere la positiva collaborazione delle forze politiche, economiche, sociali e spirituali; è necessario camminare insieme, camminare in unità, e proporsi tutti con convinzione di non rinunciare alla vocazione più nobile a cui uno Stato deve aspirare: farsi carico del bene comune del suo popolo. Camminare insieme, come modo di costruire la storia, richiede la nobiltà di rinunciare a qualcosa della propria visione o del proprio specifico interesse a favore di un disegno più ampio, in modo da creare un’armonia che consenta di procedere sicuri verso mete condivise. Questa è la nobiltà di base.

In tal modo si può costruire una società inclusiva, nella quale ciascuno, mettendo a disposizione le proprie doti e competenze, con educazione di qualità e lavoro creativo, partecipativo e solidale (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium , 192), diventi protagonista del bene comune; una società dove i più deboli, i più poveri e gli ultimi non sono visti come indesiderati, come intralci che impediscono alla “macchina” di camminare, ma come cittadini, come fratelli da inserire a pieno titolo nella vita civile; anzi, sono visti come la migliore verifica della reale bontà del modello di società che si viene costruendo. Quanto più infatti una società si prende a cuore la sorte dei più svantaggiati, tanto più può dirsi veramente civile.

Occorre che tutto questo abbia un’anima e un cuore e una chiara direzione di marcia, non imposta da considerazioni estrinseche o dal dilagante potere dei centri dell’alta finanza, ma dalla consapevolezza della centralità della persona umana e dei suoi diritti inalienabili (cfr ibid. , 203). Per un armonioso sviluppo sostenibile, per la concreta attivazione della solidarietà e della carità, per la sensibilizzazione delle forze sociali, civili e politiche verso il bene comune, non è sufficiente aggiornare le teorie economiche, né bastano le pur necessarie tecniche e abilità professionali. Si tratta infatti di sviluppare, insieme alle condizioni materiali, l’anima del vostro popolo; perché i popoli hanno un’anima, hanno un modo di capire la realtà, di vivere la realtà. Tornare sempre all’anima del proprio popolo: questo fa andare avanti il popolo.

In questo senso, le Chiese cristiane possono aiutare a ritrovare e alimentare il cuore pulsante da cui far sgorgare un’azione politica e sociale che parta dalla dignità della persona e conduca ad impegnarsi con lealtà e generosità per il bene comune della collettività. Nel medesimo tempo, esse si sforzano di diventare un credibile riflesso e una testimonianza attraente dell’azione di Dio, e così si promuove tra loro una vera amicizia e collaborazione. La Chiesa Cattolica vuole porsi in questo alveo, vuole portare il suo contributo alla costruzione della società, desidera essere segno di armonia, di speranza e di unità e mettersi al servizio della dignità umana e del bene comune. Intende collaborare con le Autorità, con le altre Chiese e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà per camminare insieme e mettere i propri talenti al servizio dell’intera comunità. La Chiesa Cattolica non è estranea, ma pienamente partecipe dello spirito nazionale, come mostra la partecipazione dei suoi fedeli alla formazione del destino della nazione, alla creazione e allo sviluppo di strutture di educazione integrale e forme di assistenza proprie di uno Stato moderno. Essa perciò desidera dare il suo contributo alla costruzione della società e della vita civile e spirituale nella vostra bella terra di Romania.

Signor Presidente,

nell’augurare alla Romania prosperità e pace, invoco su di Lei, sulla Sua famiglia, su tutte le persone presenti, così come sull’intera popolazione del Paese l’abbondanza delle Benedizioni divine e la protezione della Santa Madre di Dio.

Dio benedica la Romania!

[00952-IT.02] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Monsieur le Président,
Madame le Premier Ministre,
Béatitude,
Illustres Membres du Corps Diplomatiques,
Distinguées Autorités,
Distingués Représentants des diverses confessions religieuses et de la société civile,
Chers frères et sœurs,

J’adresse ma cordiale salutation et ma gratitude à Monsieur le Président et à Madame le Premier Ministre pour l’invitation à visiter la Roumanie et pour les aimables paroles de bienvenue à mon égard, également au nom des autres Autorités de la Nation et de votre peuple bien-aimé. Je salue les membres du Corps Diplomatique et les représentants de la société civile ici réunis.

Je salue avec un amour fraternel mon frère Daniel. Je présente avec déférence mon salut à tous les Métropolites et aux Évêques du Saint Synode, ainsi qu’à tous les fidèles de l’Église orthodoxe Roumaine. Je salue avec affection les Évêques, les prêtres, les religieux, les religieuses et tous les membres de l’Église catholique, que je viens confirmer dans la foi et encourager dans leur cheminement de vie et de témoignage chrétiens.

Je suis heureux de me trouver sur votre belle terre, à vingt ans de la visite de saint Jean-Paul II et alors que la Roumanie – pour la première fois depuis qu’elle est entrée dans l’Union Européenne – préside ce semestre le Conseil Européen.

C’est un moment propice pour jeter un regard d’ensemble sur les trente ans déjà passés depuis que la Roumanie s’est libérée d’un régime qui opprimait la liberté civile et religieuse et l’isolait des autres pays européens, et qui en outre avait conduit à la stagnation de son économie et à l’épuisement de ses forces créatrices. Durant ce temps, la Roumanie s’est engagée dans la construction d’un projet démocratique à travers le pluralisme des forces politiques et sociales et leur dialogue réciproque, pour la reconnaissance fondamentale de la liberté religieuse et pour la pleine insertion du pays dans un espace international plus vaste. Il est important de reconnaître qu’on a beaucoup progressé sur ce chemin même au milieu de grandes difficultés et privations. La volonté de progresser dans les divers domaines de la vie civile, sociale et scientifique, a mis en marche de nombreuses énergies et projets, a libéré beaucoup de forces créatrices tenues autrefois captives et a donné un nouvel élan aux multiples initiatives commencées, introduisant le pays dans le 21 ème siècle. Je vous encourage à continuer de travailler pour consolider les structures et les institutions nécessaires non seulement pour donner une réponse aux justes aspirations des citoyens, mais aussi pour stimuler et permettre à votre peuple d’exprimer tout le potentiel et le génie dont nous le savons capable.

Il faut en même temps reconnaître que les transformations rendues nécessaires par l’ouverture d’une nouvelle ère ont comporté – avec les acquis positifs – l’émergence d’inévitables obstacles à surmonter et de conséquences pas toujours faciles à gérer pour la stabilité sociale et même pour l’administration du territoire. Je pense, en premier lieu, au phénomène de l’émigration qui a touché plusieurs millions de personnes qui ont quitté leur maison et leur patrie à la recherche de nouvelles opportunités de travail et de vie digne. Je pense au dépeuplement de tant de villages, qui ont vu en peu d’années partir une partie considérable de leurs habitants, et aux conséquences que tout cela peut avoir sur la qualité de la vie en ces territoires et à la fragilisation de vos plus riches racines culturelles et spirituelles qui vous ont soutenus durant les plus difficiles moments. Je rends hommage aux sacrifices de nombreux fils et filles de la Roumanie qui, par leur culture, leur patrimoine de valeurs et leur travail, enrichissent les pays où ils ont émigré, et qui par le fruit de leur labeur aident leurs familles restées dans leur patrie. Penser aux frères et sœurs qui sont à l’extérieur est un acte de patriotisme, un acte de fraternité, c’est un acte de justice. Continuez à le faire!

Pour affronter les problèmes de cette nouvelle étape historique, pour identifier des solutions efficaces et trouver la force de les appliquer, il faut promouvoir la collaboration positive des forces politiques, économiques, sociales et spirituelles; il est nécessaire de marcher ensemble, de marcher ensemble, et de s’engager tous avec conviction à ne pas renoncer à la vocation la plus noble à laquelle un État doit aspirer: assurer le bien commun de son peuple. Marcher ensemble, comme façon de construire l’histoire, demande la noblesse de renoncer à quelque chose de sa propre vision ou d’un intérêt propre spécifique en faveur d’un projet plus grand, de façon à créer une harmonie qui permette d’avancer en toute sécurité vers des objectifs communs. Voilà la noblesse de base!

De cette manière, on peut construire une société inclusive, dans laquelle chacun, mettant à disposition ses propres talents et compétence, avec une éducation de qualité et un travail créatif, participatif et solidaire (cf. Evangelii gaudium , n. 192), devient protagoniste du bien commun; une société où les plus faibles, les plus pauvres et les derniers ne sont pas vus comme des indésirables, comme des entraves qui empêchent la ‘‘machine’’ de fonctionner, mais comme des citoyens, comme des frères à intégrer de plein droit dans la vie civile; bien au contraire, il sont vus comme le meilleur test de la bonté réelle du modèle de société qu’on est en train de construire. En effet, plus une société se soucie du sort des plus désavantagés, plus elle peut se dire vraiment civilisée.

Il faut que tout cela ait une âme et un cœur ainsi qu’une direction de marche claire, non pas imposée par des considérations extrinsèques ou par le pouvoir envahissant des centres de la haute finance, mais par la conscience de la centralité de la personne humaine et de ses droits inaliénables (cf. ibid., n. 203). Pour un harmonieux développement durable, pour l’activation concrète de la solidarité et de la charité, pour la sensibilisation des forces sociales, civiles et politiques envers le bien commun, il ne suffit pas de mettre à jour les théories économiques, ni ne suffisent les techniques et les aptitudes professionnelles, certes nécessaires. Il s’agit, en effet, de développer l’âme de votre peuple ainsi que l’ensemble des conditions matérielles. Parce que les peuples sont dotés d’une âme, ils ont une façon de saisir la réalité, de vivre la réalité. Retourner toujours à l’âme de son propre peuple, cela fait progresser le peuple.

En ce sens, les Églises chrétiennes peuvent aider à retrouver et à alimenter le cœur palpitant d’où faire jaillir une action politique et sociale qui parte de la dignité de la personne et conduise à s’engager loyalement et généreusement pour le bien commun de la collectivité. En même temps, elles s’efforcent de devenir un reflet crédible et un témoignage attrayant de l’action de Dieu, et ainsi se promeuvent entre elles une amitié et une collaboration authentiques. L’Église catholique veut se situer à ce niveau, elle veut apporter sa contribution à l’édification de la société, désireuse d’être un signe d’harmonie, d’espérance ainsi que d’unité et se mettre au service de la dignité humaine et du bien commun. Elle entend collaborer avec les Autorités, avec les autres Églises et avec tous les hommes et femmes de bonne volonté afin de marcher ensemble et de mettre ses talents au service de la communauté tout entière. L’Église catholique n’est pas étrangère, mais elle partage pleinement l’esprit national, comme le montre la participation de ses fidèles au façonnement du destin de la nation, à la création et au développement de structures d’éducation intégrale et de formes d’assistance propres à un État moderne. C’est pour cela qu’elle souhaite offrir sa contribution à l’édification de la société et de la vie civile et spirituelle sur votre belle terre de Roumanie.

Monsieur le Président, en souhaitant à la Roumanie prospérité et paix, j’invoque sur vous, sur votre famille, sur toutes les personnes présentes, ainsi que sur la population tout entière du pays l’abondance des bénédictions divines et la protection de la Sainte Mère de Dieu.

Que Dieu bénisse la Roumanie!

[00952-FR.02] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

Mr President
Madam Prime Minister,
Your Beatitude,
Members of the Diplomatic Corps,
Distinguished Authorities,
Representatives of the different Religious Confessions and of Civil Society,
Dear Friends,

I offer a cordial greeting and express my gratitude to Their Excellencies the President and the Prime Minister for the invitation to visit Romania and for their kind words of welcome, extended also in the name of the other Authorities of the nation, and of this beloved people. I greet the members of the Diplomatic Corps and the representatives of civil society gathered here.

I greet with fraternal love my brother Daniel. My respectful greeting goes likewise to all the Metropolitans and Bishops of the Holy Synod, and to all the faithful of the Romanian Orthodox Church. With affection, I greet the Bishops and priests, men and women religious, and all the members of the Catholic Church, whom I have come to confirm in faith and to encourage on their journey of life and Christian witness.

I am happy to find myself in your beautiful land twenty years after the visit of Saint John Paul II and in this semester when Romania, for the first time since its entrance into the European Union, holds the presidency of the Council of Europe.

This is a fitting time to think back on the thirty years that have passed since Romania was liberated from a regime that oppressed civil and religious liberty, isolated the nation from other European countries, and led to the stagnation of its economy and the exhaustion of its creative powers. In these years, Romania has been committed to building a sound democracy through the plurality of its political and social forces and their reciprocal dialogue, through the fundamental recognition of religious freedom and through the country’s full participation on the greater international stage. It is important to acknowledge the great strides made on this journey, despite significant difficulties and privations. The determination to advance in various areas of civil, social, cultural, and scientific life has released much energy and generated many projects; it has unleashed great creative forces that had previously been pent up, and has encouraged a number of new initiatives that have guided the country into the twenty-first century. I trust that you will carry forward these efforts to consolidate the structures and institutions needed to respond to the legitimate aspirations of the citizenry and to encourage the nation’s people to realize its full potential and native genius.

At the same time, it must be acknowledged that while the changes brought by the dawn of this new era have led to genuine achievements, they have also entailed inevitable hurdles to be overcome and problematic consequences for social stability and the governance of the territory itself. I think in the first place of the phenomenon of emigration and the several million people who have had to leave their homes and country in order to seek new opportunities for employment and a dignified existence. I think too of the depopulation of many villages, which have lost many of their inhabitants, the effects of this on the quality of life in those areas, and the weakening of the profound cultural and spiritual roots that have sustained you in difficult times, in times of trial. At the same time, I pay homage to the sacrifices endured by so many sons and daughters of Romania who, by their culture, their distinctive identity and their industriousness, have enriched those countries to which they have emigrated, and by the fruit of their hard work have helped their families who have remained at home. To think of our brothers and sisters abroad is an act of patriotism, an act of fraternity, an act of justice. Continue to do so.

Confronting the problems of this new chapter of history, identifying effective solutions, and finding the resolve to implement them, calls for greater cooperation on the part of the nation’s political, economic, social and spiritual forces. It is necessary to move forward together in unity and conviction in following the highest calling to which every state must aspire: that of responsibility for the common good of its people. To move forward together, as a way of shaping the future, requires a noble willingness to sacrifice something of one’s own vision or best interest for the sake of a greater project, and thus to create a harmony that makes it possible to advance securely towards shared goals. This is the basis of a society’s nobility.

This is the path to the building of an inclusive society, one in which everyone shares his or her own gifts and abilities, through quality education and creative, participatory and mutually supportive labour (cf. Evangelii Gaudium , 192). In this way, all become protagonists of the common good, where the weak, the poor and the least are no longer seen as undesirables that keep the “machine” from functioning, but as citizens and as brothers and sisters to be fully incorporated into the life of society. Indeed, how they are treated is the best indicator of the actual goodness of the social model that one is attempting to build. Only to the extent that a society is concerned for its most disadvantaged members, can it be considered truly civil.

This entire process needs to have a heart and soul, and a clear goal to achieve, one imposed not by extrinsic considerations or by the growing power of centres of high finance, but by an awareness of the centrality of the human person and of his or her inalienable rights (cf. Evangelii Gaudium , 203). For a harmonious and sustainable development, the concrete practice of solidarity and charity, and the increased concern of social, civil and political forces for the pursuit of the common good, it is not enough to modernize economic theories, or professional techniques and abilities, however necessary these in themselves may be. It requires developing not just material conditions but the very soul of your people. Because peoples have a soul; they have their own way of perceiving and experiencing reality. To keep going back to its very soul: this is what makes a people progress.

In this regard, the Christian Churches can help to rediscover and strengthen the beating heart that can be the source of a political and social action based on the dignity of the person and leading to commitment to work with fairness and generosity for the overall common good. At the same time, they themselves seek to become a credible reflection of God’s presence and an attractive witness to his works, and, in this way, they grow in authentic mutual friendship and cooperation. This is the path that the Catholic Church wishes to follow. She desires to contribute to the building up of society. She desires to be a sign of harmony in the hope of unity and to be at the service of human dignity and the common good. She wishes to cooperate with the civil authorities, with the other Churches and with all men and women of good will, journeying together with them and placing her specific gifts at the service of the entire community. The Catholic Church is no stranger to this; she shares fully in the spirit of the nation, as is demonstrated by the participation of her faithful in the shaping of the country’s future and in the creation and development of the structures of integral education and forms of charitable assistance suited to a modern state. In this way, she desires to contribute to the building up of society and of civil and spiritual life in your beautiful land of Romania.

Mr President,

In offering my prayerful good wishes for Romania’s prosperity and peace, I invoke upon you, your family, upon all those here present, and upon all the country’s people an outpouring of God’s blessings and the protection of the Holy Mother of God.

God bless Romania!

[00952-EN.02] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

[00952-DE.01] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Señor Presidente,
Señora Primer Ministro,
Beatitud,
Excelentísimos Miembros del Cuerpo Diplomático,
Distinguidas Autoridades,
Distinguidos Representantes de las diversas Confesiones religiosas y de la sociedad civil,
Queridos hermanos y hermanas:

Dirijo un cordial saludo y mi agradecimiento al señor Presidente y a la señora Primer Ministro por su invitación a visitar Rumania, y por las amables palabras de bienvenida que me ha dirigido, también en nombre de las demás Autoridades de la Nación y de vuestro querido pueblo. Saludo a los miembros del Cuerpo Diplomático y a los representantes de la sociedad civil aquí reunidos.

Saludo con amor fraterno a mi hermano Daniel; saludo con deferencia a todos los Metropolitanos y Obispos del Santo Sínodo, y a todos los fieles de la Iglesia Ortodoxa rumana. Hago extensivo un saludo afectuoso a los obispos, a los sacerdotes, a los religiosos y religiosas, y a todos los miembros de la Iglesia católica, a los que he venido a confirmar en la fe y a alentar en su camino de vida y de testimonio cristiano.

Me complace estar en vuestra tierra hermosa, veinte años después de la visita de san Juan Pablo II, y en el momento en que Rumania, por primera vez desde que se unió a la Unión Europea, preside en este semestre el Consejo Europeo.

Este es un momento propicio para dirigir una mirada de conjunto sobre los últimos treinta años desde que Rumania se liberó de un régimen que oprimía la libertad civil y religiosa, la aislaba de otros países europeos y la llevaba también al estancamiento económico y al agotamiento de sus fuerzas creadoras. Durante este tiempo, Rumania se ha comprometido en la construcción de un proyecto democrático a través del pluralismo de las fuerzas políticas y sociales, y del diálogo recíproco en favor del reconocimiento fundamental de la libertad religiosa y la plena integración del país en el amplio escenario internacional. Es importante reconocer lo mucho que se ha avanzado en este camino, aun en medio de grandes dificultades y privaciones. El deseo de progresar en los diversos campos de la vida civil, social, cultural y científica ha puesto en marcha tantas energías y proyectos, ha liberado numerosas fuerzas creativas que antes estaban retenidas y ha dado un nuevo impulso a las numerosas iniciativas emprendidas, conduciendo el país al siglo XXI. Los aliento a seguir trabajando para consolidar las estructuras e instituciones necesarias que no sólo den respuesta a las justas aspiraciones de los ciudadanos, sino que estimulen y permitan a su pueblo plasmar todo el potencial e ingenio del que sabemos es capaz.

Al mismo tiempo, es necesario reconocer que las transformaciones requeridas tras la apertura de una nueva etapa han comportado —junto a logros positivos— la aparición de obstáculos inevitables que hay que superar y los efectos colaterales que no siempre son fáciles de gestionar para la estabilidad social y para la misma administración del territorio. Ante todo, pienso en el fenómeno de la emigración, que ha afectado a varios millones de personas que han abandonado sus hogares y sus países de origen para buscar nuevas oportunidades de trabajo y de una vida digna. Pienso en la despoblación de tantas aldeas, que en pocos años han visto marcharse a un número considerable de sus habitantes; pienso en las consecuencias que todo esto puede tener sobre la calidad de vida en esos territorios y el debilitamiento de sus más ricas raíces culturales y espirituales que los sostuvieron en los momentos más difíciles, en la adversidad. Rindo homenaje a los sacrificios de tantos hijos e hijas de Rumania que enriquecen con su cultura, su idiosincrasia y su trabajo, los países donde emigraron y ayudan con el fruto de su empeño a sus familias que quedaron en casa. Pensar en los hermanos y hermanas que están en el extranjero es un acto de patriotismo, es un acto de hermandad, es un acto de justicia. Continuad a hacerlo.

Para afrontar los problemas de esta nueva fase histórica, para hallar soluciones efectivas y encontrar la fuerza para aplicarlas, hay que aumentar la colaboración positiva de las fuerzas políticas, económicas, sociales y espirituales; es necesario caminar juntos, caminar en unidad, y decidirse todos con convicción a no renunciar a la vocación más noble a la que un Estado debe aspirar: hacerse cargo del bien común de su pueblo. Caminar juntos, como forma de construir la historia, requiere la nobleza de renunciar a algo del propio punto de vista, o del interés personal específico, en favor de un proyecto más amplio, de tal manera que se pueda forjar una armonía que permita avanzar con seguridad hacia metas comunes. Esta es la nobleza básica.

De esta manera es posible construir una sociedad inclusiva, en la que cada uno, poniendo a disposición sus propios talentos y capacidades, con educación de calidad y trabajo creativo, participativo y solidario (cf. Exhort. ap. Evangelii gaudium , 192), se transforme en protagonista del bien común donde los más débiles, los más pobres y los últimos no sean vistos como indeseados, como obstáculos que impiden que la “máquina” camine, sino como ciudadanos, como hermanos para ser plenamente insertados en la vida civil; es más, sean considerados como la mejor verificación de la bondad real del modelo de sociedad que se está construyendo. De hecho, cuanto más una sociedad se responsabiliza del destino de los más desfavorecidos, tanto más puede llamarse verdaderamente civil.

Todo esto debe tener un alma y un corazón y una clara dirección de marcha, que no esté impuesta por consideraciones extrínsecas o por el poder desenfrenado de los más importantes centros financieros, sino por la conciencia de la centralidad de la persona humana y sus derechos inalienables (cf. ibíd ., 203). Para un desarrollo sostenible y armonioso, para la reactivación concreta de la solidaridad y la caridad, para la sensibilización de las fuerzas sociales, civiles y políticas hacia el bien común, no es suficiente con actualizar las teorías económicas, ni con las técnicas y las habilidades profesionales, aunque sean necesarias. Se trata en efecto de desarrollar, junto con las condiciones materiales, el alma de vuestro pueblo; porque los pueblos tienen un alma, tienen un modo de entender la realidad, de vivir la realidad. Volver siempre a esta alma del propio pueblo: esto hace ir adelante al pueblo.

En este sentido, las Iglesias cristianas pueden ayudar a redescubrir y alimentar ese corazón palpitante del que brote una acción política y social que partiendo de la dignidad de la persona lleve a comprometerse con lealtad y generosidad por el bien común de la comunidad. Al mismo tiempo, se esfuerzan por convertirse en un reflejo creíble y en un testimonio atractivo de la acción de Dios, y así se promueve entre ellas una verdadera amistad y colaboración. La Iglesia Católica quiere situarse en este cauce, quiere contribuir a la construcción de la sociedad, quiere ser un signo de armonía, de esperanza y de unidad y ponerse al servicio de la dignidad humana y el bien común. Desea colaborar con las Autoridades, con las demás Iglesias y con todos los hombres y mujeres de buena voluntad para caminar juntos y poner sus talentos al servicio de toda la comunidad. La Iglesia Católica no es extranjera, sino que participa plenamente en el espíritu nacional rumano, como lo demuestra la participación de sus fieles en la formación del destino de la nación, en la creación y el desarrollo de estructuras de educación integral y formas de asistencia típicas de un Estado moderno. Por eso, desea contribuir a la construcción de la sociedad y la vida civil y espiritual de vuestra hermosa tierra de Rumania.

Señor Presidente: Al mismo tiempo que le deseo a Rumania prosperidad y paz, invoco abundantes Bendiciones divinas y la protección de la Santa Madre de Dios sobre usted, sobre su familia, sobre todos los presentes, así como sobre toda la población de este país.

Que Dios bendiga a Rumania.

[00952-ES.02] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua portoghese

Senhor Presidente,
Senhora Primeiro-Ministro,
Beatitude,
Ilustres Membros do Corpo Diplomático,
Distintas Autoridades,
Representantes das várias Confissões Religiosas e da sociedade civil,
Queridos irmãos e irmãs!

Dirijo uma cordial saudação e os meus agradecimentos ao senhor Presidente e à senhora Primeiro-Ministro pelo convite para visitar a Roménia e as amáveis expressões de boas-vindas que o senhor Presidente me dirigiu em nome próprio e também das outras autoridades da nação e do vosso amado povo. Saúdo os membros do Corpo Diplomático e os expoentes da sociedade civil aqui reunidos.

Saúdo, com amor fraterno, o meu irmão Daniel. Com deferência, apresento as minhas saudações a todos os Metropolitas e Bispos do Santo Sínodo e a todos os fiéis da Igreja Ortodoxa Romena. Saúdo com afeto os Bispos, sacerdotes, religiosos, religiosas e todos os membros da Igreja Católica, que venho confirmar na fé e encorajar no seu caminho de vida e testemunho cristãos.

Estou feliz por me encontrar na vossa linda terra, vinte anos depois da visita de São João Paulo II e no semestre em que a Roménia – pela primeira vez desde que começou a fazer parte da União Europeia – preside ao Conselho Europeu.

Trata-se dum momento propício para uma vista de conjunto aos trinta anos passados desde que a Roménia se libertou dum regime que oprimia a sua liberdade civil e religiosa e a isolava dos outros países europeus levando-a também à estagnação da sua economia e ao exaurimento das suas forças criativas. Durante este período, a Roménia empenhou-se na construção dum projeto democrático através do pluralismo das forças políticas e sociais e do seu diálogo mútuo, através do reconhecimento fundamental da liberdade religiosa e da plena integração do país no mais amplo cenário internacional. É importante reconhecer os numerosos passos realizados neste caminho, mesmo no meio de grandes dificuldades e privações. A vontade de progredir nos vários campos da vida civil, social e científica pôs em movimento tantas energias e projetação, libertou inúmeras forças criativas que antes estavam prisioneiras e deu novo impulso às múltiplas iniciativas empreendidas, transportando o país para o século XXI. Encorajo-vos a prosseguir no trabalho de consolidar as estruturas e as instituições que são necessárias não só para dar resposta às justas aspirações dos cidadãos, mas também para estimular o vosso povo permitindo-lhe expressar todo o potencial e engenho de que sabemos ser capaz.

Ao mesmo tempo é preciso reconhecer que as transformações, tornadas necessárias pela abertura duma nova era, acarretaram consigo – juntamente com as conquistas positivas – o aparecimento de inevitáveis obstáculos que se devem superar e de consequências para a estabilidade social e a própria administração do território nem sempre fáceis de gerir. Penso, em primeiro lugar, no fenómeno da emigração, que envolveu vários milhões de pessoas que deixaram a casa e a pátria à procura de novas oportunidades de trabalho e duma vida digna. Penso no despovoamento de tantas aldeias, que em poucos anos viram partir uma parte considerável dos seus habitantes; penso nas consequências que tudo isto pode ter sobre a qualidade da vida em tais terras e no enfraquecimento das vossas raízes culturais e espirituais mais ricas que vos sustentaram nos momentos mais duros, nas adversidades. Presto homenagem aos sacrifícios de tantos filhos e filhas da Roménia que enriquecem os países para onde emigraram, com a sua cultura, o seu património de valores e o seu trabalho e, com o fruto do seu empenho, ajudam a família que ficou na própria pátria. Pensar nos irmãos e irmãs que estão no estrangeiro é um ato de patriotismo, é um ato de fraternidade, é um ato de justiça. Continuai a fazê-lo.

Para enfrentar os problemas desta nova fase histórica, individuar soluções eficazes e encontrar a força para as concretizar, é preciso aumentar a colaboração positiva das forças políticas, económicas, sociais e espirituais; é necessário caminhar juntos, caminhar unidos e que todos se comprometam, convictamente, a não renunciar à vocação mais nobre a que deve aspirar um Estado: ocupar-se do bem comum do seu povo. Caminhar juntos, como forma de construir a história, requer a nobreza de renunciar a algo da própria visão ou do próprio interesse específico em favor dum desígnio mais amplo, de modo a criar uma harmonia que permita avançar seguros rumo a objetivos compartilhados. Esta é a nobreza basilar.

Assim, pode-se construir uma sociedade inclusiva, na qual cada um, disponibilizando os seus próprios talentos e competências através duma educação de qualidade e dum trabalho criativo, participativo e solidário (cf. Francisco, Exort. ap. Evangelii gaudium , 192), se torne protagonista do bem comum; uma sociedade onde os mais fracos, os mais pobres e os últimos sejam vistos, não como indesejados nem como obstáculos que impedem a «máquina» de singrar, mas como cidadãos, como irmãos que se hão de inserir a pleno título na vida civil; mais, temos neles o melhor aferimento da real bondade do modelo de sociedade que se está a construir: com efeito, quanto mais uma sociedade toma a peito a sorte dos mais desfavorecidos, tanto mais se pode dizer verdadeiramente civil.

É preciso que tudo isto tenha uma alma, um coração e uma direção clara de marcha, imposta, não por considerações extrínsecas nem pelo crescente poder dos centros da alta finança, mas pela consciência da centralidade da pessoa humana e dos seus direitos inalienáveis (cf. ibid. , 203). Para um desenvolvimento sustentável harmonioso, para a implementação concreta da solidariedade e da caridade, para a sensibilização das forças sociais, civis e políticas ao bem comum, não é suficiente atualizar as teorias económicas, nem bastam – apesar de necessárias – as técnicas e capacidades profissionais. Com efeito, trata-se de desenvolver, juntamente com as condições materiais, a alma do vosso povo; pois os povos têm uma alma, têm uma maneira de compreender a realidade, de viver a realidade. Há que voltar sempre à alma própria do povo: isto fá-lo avançar.

Neste sentido, as Igrejas cristãs podem ajudar a reencontrar e alentar o coração pulsante donde fazer fluir uma ação política e social que parta da dignidade da pessoa e leve a empenhar-se, leal e generosamente, pelo bem comum da coletividade. Ao mesmo tempo, as Igrejas cristãs esforçam-se por se tornar um reflexo credível e um testemunho fascinante da ação de Deus e assim promovem entre si uma verdadeira amizade e colaboração. A Igreja Católica quer colocar-se neste sulco, quer dar o seu contributo para a construção da sociedade, deseja ser sinal de harmonia, de esperança e de unidade e colocar-se ao serviço da dignidade humana e do bem comum. Pretende colaborar com as autoridades, com as outras Igrejas e com todos os homens e mulheres de boa vontade para caminhar juntos e pôr os próprios talentos ao serviço de toda a comunidade. A Igreja Católica não é estranha, mas plenamente participante do espírito nacional, como mostra a participação dos seus fiéis na formação do destino da nação, na criação e desenvolvimento de estruturas de educação integral e formas de assistência próprias dum Estado moderno. Por isso deseja dar o seu contributo para a construção da sociedade e da vida civil e espiritual na vossa formosa terra da Roménia.

Senhor Presidente, ao formular votos de prosperidade e paz para a Roménia, invoco sobre a sua pessoa e família, sobre os presentes bem como sobre toda a população do país a abundância das bênçãos divinas e a proteção da Santa Mãe de Deus.

Deus abençoe a Roménia!

[00952-PO.02] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua polacca

[00952-PO.01] [Texto original: Italiano]

[B0463-XX.02]

from Bollettino Sala Stampa della Santa Sede http://bit.ly/2I8d3LX

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