Udienza ai Docenti e agli Studenti del Pontificio Istituto Biblico

Discorso del Santo Padre

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Traduzione in lingua inglese

Alle ore 9.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Docenti e gli Studenti del Pontificio Istituto Biblico e i partecipanti al Convegno su “Gesù e i Farisei: un riesame interdisciplinare”, in occasione del 110.mo anniversario di fondazione dell’Istituto.

Pubblichiamo di seguito il discorso preparato per la circostanza che il Papa ha consegnato ai presenti all’Udienza, aggiungendo soltanto qualche parola a braccio, in cui ha affermato di voler salutare uno ad uno tutti i partecipanti.

Discorso del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle,

vi accolgo con piacere in occasione del 110° anniversario del Pontificio Istituto Biblico, e ringrazio il Rettore per le sue cortesi parole. Quando nel 1909 San Pio X fondò il “Biblicum”, affidò ad esso la missione di essere «un centro di alti studi della Sacra Scrittura nella città di Roma, per promuovere il più efficacemente possibile la dottrina biblica e gli studi connessi secondo lo spirito della Chiesa cattolica» (Litt. Ap. Vinea electa , 7 maggio 1909: AAS 1 [1909], 447-448).

Da allora, questo Istituto ha lavorato per rimanere fedele alla sua missione, anche in tempi difficili, e ha molto contribuito a promuovere la ricerca accademica e l’insegnamento negli studi biblici e nei campi correlati per studenti e futuri professori che provengono da una settantina di Paesi diversi. Il Card. Augustin Bea, per molto tempo Rettore del “Biblico” prima di essere creato cardinale, è stato il principale promotore della Dichiarazione conciliare Nostra aetate , che ha posto su nuove fondamenta le relazioni interreligiose e in particolare quelle ebraico-cattoliche. Negli ultimi anni l’Istituto ha intensificato la sua collaborazione con studiosi ebrei e protestanti.

Do il benvenuto ai partecipanti al Convegno su “ Gesù e i Farisei . Un riesame interdisciplinare ”, che intende affrontare una domanda specifica e importante per il nostro tempo e si presenta come un risultato diretto della Dichiarazione Nostra aetate . Esso si propone di capire i racconti, a volte polemici, riguardanti i Farisei nel Nuovo Testamento e in altre fonti antiche. Inoltre, affronta la storia delle interpretazioni erudite e popolari tra ebrei e cristiani. Tra i cristiani e nella società secolare, in diverse lingue la parola “fariseo” spesso significa “persona ipocrita” o “presuntuoso”. Per molti ebrei, tuttavia, i Farisei sono i fondatori del giudaismo rabbinico e quindi i loro antenati spirituali.

La storia dell’interpretazione ha favorito immagini negative dei Farisei, anche senza una base concreta nei resoconti evangelici. E spesso, nel corso del tempo, tale visione è stata attribuita dai cristiani agli ebrei in generale. Nel nostro mondo, tali stereotipi negativi sono diventati purtroppo molto comuni. Uno degli stereotipi più antichi e più dannosi è proprio quello di “fariseo”, specialmente se usato per mettere gli ebrei in una luce negativa.

Recenti studi riconoscono che oggi sappiamo meno dei Farisei di quanto pensassero le generazioni precedenti. Siamo meno certi delle loro origini e di molti dei loro insegnamenti e delle loro pratiche. Pertanto, la ricerca interdisciplinare su questioni letterarie e storiche riguardanti i Farisei affrontate da questo convegno aiuterà ad acquisire una visione più veritiera di questo gruppo religioso, contribuendo anche a combattere l’antisemitismo.

Se prendiamo in considerazione il Nuovo Testamento, vediamo che San Paolo annovera tra quelli che una volta, prima di incontrare il Signore Gesù, erano i suoi motivi di vanto anche il fatto di essere «quanto alla Legge, fariseo» ( Fil 3,5).

Gesù ha avuto molte discussioni con i Farisei su preoccupazioni comuni. Ha condiviso con loro la fede nella risurrezione (cfr Mc 12,18-27) e ha accettato altri aspetti della loro interpretazione della Torah. Se il libro degli Atti degli Apostoli asserisce che alcuni Farisei si unirono ai seguaci di Gesù a Gerusalemme (cfr 15,5), significa che doveva esserci molto in comune tra Gesù e i Farisei. Lo stesso libro presenta Gamaliele, un leader dei Farisei, che difende Pietro e Giovanni (cfr 5,34-39).

Tra i momenti più significativi del Vangelo di Giovanni c’è l’incontro di Gesù con un fariseo di nome Nicodemo, uno dei capi dei Giudei (cfr 3,1). È a Nicodemo che Gesù spiega: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna (3,16). E Nicodemo difenderà Gesù prima di un’assemblea (cfr Gv 7,50-51) e assisterà alla sua sepoltura (cfr Gv 19,39). Comunque si consideri Nicodemo, è chiaro che i vari stereotipi sui Farisei non si applicano a lui, né trovano conferma altrove nel Vangelo di Giovanni.

Un altro incontro tra Gesù e i capi religiosi del suo tempo è riportato in modi diversi nei Vangeli sinottici. Ciò riguarda la questione del “grande” o “primo comandamento”. Nel Vangelo di Marco (cfr 12,28-34) la domanda viene posta da uno scriba, non diversamente identificato, che instaura un dialogo rispettoso con un insegnante. Secondo Matteo, lo scriba diventa un fariseo che stava cercando di mettere alla prova Gesù (cfr 22,34-35). Secondo Marco, Gesù conclude dicendo: «Non sei lontano dal regno di Dio» (12,34), indicando così l’alta stima che Gesù ha avuto per quei capi religiosi che erano davvero “vicini al regno di Dio”.

Rabbi Aqiba, uno dei rabbini più famosi del secondo secolo, erede dell’insegnamento dei Farisei, [1] indicava il passo di Lv 19,18: «amerai il tuo prossimo come te stesso» come un grande principio della Torah. [2] Secondo la tradizione, egli morì come martire con sulle labbra lo Shema’ , che include il comandamento di amare il Signore con tutto il cuore, l’anima e la forza (cfr Dt 6,4-5). [3] Pertanto, per quanto possiamo sapere, egli sarebbe stato in sostanziale sintonia con Gesù e il suo interlocutore scriba o fariseo. Allo stesso modo, la cosiddetta regola d’oro (cfr Mt 7,12), anche se in diverse formulazioni, è attribuita non solo a Gesù, ma anche al suo contemporaneo più anziano Hillel, di solito considerato uno dei principali Farisei del suo tempo. Tale regola è già presente nel libro deuterocanonico di Tobia (cfr 4,15).

Quindi, l’amore per il prossimo costituisce un indicatore significativo per riconoscere le affinità tra Gesù e i suoi interlocutori Farisei. Esso costituisce certamente una base importante per qualsiasi dialogo, specialmente tra ebrei e cristiani, anche oggi.

In effetti, per amare meglio i nostri vicini, abbiamo bisogno di conoscerli, e per sapere chi sono spesso dobbiamo trovare il modo di superare antichi pregiudizi. Per questo, il vostro convegno, mettendo in relazione fedi e discipline nel suo intento di giungere a una comprensione più matura e accurata dei Farisei, permetterà di presentarli in modo più appropriato nell’insegnamento e nella predicazione. Sono sicuro che tali studi, e le nuove vie che apriranno, contribuiranno positivamente alle relazioni tra ebrei e cristiani, in vista di un dialogo sempre più profondo e fraterno. Possa trovare un’ampia risonanza dentro e fuori la Chiesa Cattolica, e al vostro lavoro possano essere concesse abbondanti benedizioni dall’Altissimo o, come direbbero molti dei nostri fratelli e sorelle ebrei, da Hashèm . Grazie.

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[1] S. EUSEBII HIERONYMI, Commentarii in Isaiam, III, 8: PL 24, 119.

[2] Sifra su Levitico 19,18; Genesi Rabba 24,7 su Gen 5,1.

[3] Testo originale e versione italiana in Talmud Babilonese, Trattato Berakhòt, 61b, Tomo II, a cura di D. G. Di Segni, Giuntina, Firenze 2017, pp. 326-327.

[00801-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua inglese

Dear brothers and sisters,

As the Pontifical Biblical Institute celebrates the 110 th anniversary of its foundation, I offer you a warm welcome. I thank the Rector for his kind words. When my Predecessor Saint Pius X founded the Pontifical Biblical Institute in 1909, he entrusted it with the mission of being “a centre of specialized studies in Sacred Scripture in Rome, in order to promote as effectively as possible biblical teaching and related studies, in accordance with the spirit of the Catholic Church” (Apostolic Letter Vinea Electa , 7 May 1909: AAS 1 [1909], 447-448).

In these years, the Biblicum has worked to remain faithful to its mission, even in challenging times, and has contributed much to promote scholarly research and teaching in biblical studies and related fields for students and future professors, who now come from some seventy different countries. Cardinal Augustin Bea, long the Rector of the Biblicum before his elevation to the cardinalate, was the driving force behind the conciliar Declaration Nostra Aetate , which set interreligious relations, and Catholic-Jewish relations in particular, on a new footing. In recent years, the Institute has strengthened its ties with Jewish and Protestant scholars.

I also greet the participants in the Conference Jesus and the Pharisees: An Interdisciplinary Reappraisal , which addresses a specific issue important for our time, and is a direct result of Nostra Aetate. The Conference seeks to understand the at times polemical treatment of the Pharisees in the New Testament and in other ancient sources. In addition, it examines the history of scholarly and popular interpretations among both Jews and Christians. Among Christians and in secular society, in different languages the word “Pharisee” often means “a self-righteous or hypocritical person”. For many Jews, however, the Pharisees are the founders of rabbinic Judaism and hence their own spiritual forebears.

The history of interpretation has fostered a negative image of the Pharisees, often without a concrete basis in the Gospel accounts. Often, over the course of time, that image has been attributed by Christians to Jews in general. In our world, sadly, such negative stereotypes have become quite common. One of the most ancient and most damaging stereotypes is that of a “Pharisee,” especially when used to cast Jews in a negative light.

Recent scholarship has come to realize that we know less about the Pharisees than previous generations thought. We are less certain about their origins and about many of their teachings and practices. Your Conference’s examination of interdisciplinary research into literary and historical questions regarding the Pharisees will contribute to a more accurate view of this religious group, while also helping to combat antisemitism.

If we look at the New Testament, we see that Saint Paul, before his encounter with the Lord Jesus, counted as a reason for pride the fact that he was “as to the Law, a Pharisee” ( Phil 3:5-8).

Jesus had numerous discussions with Pharisees about common concerns. He shared with them a belief in the resurrection ( Mk 12:18-27) and he accepted other aspects of their interpretation of the Torah. Jesus and the Pharisees must have had much in common, for the Acts of the Apostles tells us that some Pharisees joined the followers of Jesus in Jerusalem (15:5). Acts also presents Gamaliel, a leader of the Pharisees, defending Peter and John (cf. 5:34-39).

Among the more significant moments in the Gospel of John we find Jesus’ encounter with a Pharisee named Nicodemus, one of the leaders of the Jews (cf. 3:1). To Nicodemus Jesus explains that, “God so loved the world that he gave his only Son, so that everyone who believes in him may not perish but may have eternal life” ( Jn 3:16). Nicodemus would then defend Jesus before an assembly (7:50-52) and subsequently be present at his burial (19:39). Whatever view one takes of Nicodemus, it is clear that the various stereotypes about “the Pharisees” do not apply to him, nor do they find confirmation elsewhere in John’s Gospel.

Another encounter between Jesus and the religious leaders of his day is reported in different ways in the Synoptic Gospels. It has to do with the question of the “great” or “first commandment”. In the Gospel of Mark (12:28-34), the question is asked by a scribe, otherwise not identified, who initiates a respectful exchange with a teacher. In the Gospel of Matthew , the scribe becomes a Pharisee trying to test Jesus (22:34-35). In Mark’s account, Jesus concludes by saying, “You are not far from the kingdom of God” (12:34), thereby showing the high regard Jesus had for those religious leaders who were truly “close to the kingdom of God”.

Rabbi Aqiba, one of the most famous rabbis of the second century and an heir to Pharisaic traditions, [1] pointed to the words “love your neighbour as yourself” ( Lev 19:18) as a great principle of the Torah. [2] According to tradition, he died as a martyr with the Shema on his lips, which includes the commandment to love the Lord with all one’s heart, soul and strength (cf. Dt 6:4-5). [3] As far as we can know, then, he would have been substantially in agreement with Jesus and his scribe or Pharisee interlocutor. Likewise, the so-called Golden Rule, albeit in various formulations, is attributed not only to Jesus but also to his older contemporary Hillel, usually considered one of the leading Pharisees of his time. The rule is already present in the deuterocanonical book of Tobit (4:15[16]).

Love of neighbour, then, represents a significant indicator for recognizing affinities between Jesus and his Pharisee interlocutors. It certainly constitutes an important basis for any dialogue, especially among Jews and Christians, even today.

Indeed, to love our neighbours better, we need to know them, and in order to know who they are we often have to find ways to overcome ancient prejudices. For this reason, your Conference, crossing faiths and disciplines in its effort to attain a fuller and more accurate understanding of the Pharisees, will make it possible to present them more appropriately in teaching and preaching. I am certain that these studies, and the new avenues they will open, will positively contribute to the relationship between Jews and Christians, in view of an ever more profound and fraternal dialogue. May your Conference find a broad echo within and outside the Catholic Church, and may your work receive abundant blessings from the Most High or, as many of our Jewish brothers and sisters would say, from Hashem . Thank you.

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[1] S. EUSEBII HIERONYMI, Commentarii in Isaiam , III, 8: PL 24, 119.

[2] Sifra Leviticus 19:18; Genesis Rabbah 24:7 on Gen 5:1.

[3] Babylonian Talmud, Tractate Berakhot 61b. Original text with Italian translation: Talmud Babilonese, Trattato Berakhòt, Tomo II, a cura di D. G. Di Segni, Giuntina, Firenze 2017, pp. 326-327.

[00801-EN.01] [Original text: Italian]

[B0391-XX.01]

from Bollettino Sala Stampa della Santa Sede http://bit.ly/2VpKiDP

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