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L’Udienza Generale

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Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta in due momenti distinti. Alle ore 9.10, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Francesco ha ricevuto i partecipanti al pellegrinaggio dell’arcidiocesi di Benevento.

Alle ore 9.45, nell’Aula Paolo VI, il Papa ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, continuando il ciclo di catechesi sul “Padre Nostro”, il Papa ha incentrato la sua meditazione sul tema: “Padre che sei nei cieli” (Brano biblico: Isaia, 49, 14-16.).

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

L’udienza di oggi si sviluppa in due posti. Prima ho fatto l’incontro con i fedeli di Benevento, che erano in San Pietro, e adesso con voi. E questo è dovuto alla delicatezza della Prefettura della Casa Pontificia che non voleva che voi prendeste freddo: ringraziamo loro, che hanno fatto questo. Grazie.

Proseguiamo le catechesi sul “Padre nostro”. Il primo passo di ogni preghiera cristiana è l’ingresso in un mistero, quello della paternità di Dio . Non si può pregare come i pappagalli. O tu entri nel mistero, nella consapevolezza che Dio è tuo Padre, o non preghi. Se io voglio pregare Dio mio Padre incomincio il mistero. Per capire in che misura Dio ci è padre, noi pensiamo alle figure dei nostri genitori, ma dobbiamo sempre in qualche misura “raffinarle”, purificarle. Lo dice anche il Catechismo della Chiesa Cattolica, dice così: «La purificazione del cuore concerne le immagini paterne e materne, quali si sono configurate nella nostra storia personale e culturale, e che influiscono sulla nostra relazione con Dio» (n. 2779).

Nessuno di noi ha avuto genitori perfetti, nessuno; come noi, a nostra volta, non saremo mai genitori, o pastori, perfetti. Tutti abbiamo difetti, tutti. Le nostre relazioni di amore le viviamo sempre sotto il segno dei nostri limiti e anche del nostro egoismo, perciò sono spesso inquinate da desideri di possesso o di manipolazione dell’altro. Per questo a volte le dichiarazioni di amore si tramutano in sentimenti di rabbia e di ostilità. Ma guarda, questi due si amavano tanto la settimana scorsa, oggi si odiano a morte: questo lo vediamo tutti i giorni! È per questo, perché tutti abbiamo radici amare dentro, che non sono buone e alle volte escono e fanno del male.

Ecco perché, quando parliamo di Dio come “padre”, mentre pensiamo all’immagine dei nostri genitori, specialmente se ci hanno voluto bene, nello stesso tempo dobbiamo andare oltre. Perché l’amore di Dio è quello del Padre “ che è nei cieli ”, secondo l’espressione che ci invita ad usare Gesù: è l’amore totale che noi in questa vita assaporiamo solo in maniera imperfetta. Gli uomini e le donne sono eternamente mendicanti di amore, – noi siamo mendicanti di amore, abbiamo bisogno di amore – cercano un luogo dove essere finalmente amati, ma non lo trovano. Quante amicizie e quanti amori delusi ci sono nel nostro mondo; tanti!

Il dio greco dell’amore, nella mitologia, è quello più tragico in assoluto: non si capisce se sia un essere angelico oppure un demone. La mitologia dice che è figlio di Poros e di Penía , cioè della scaltrezza e della povertà, destinato a portare in sé stesso un po’ della fisionomia di questi genitori. Di qui possiamo pensare alla natura ambivalente dell’amore umano: capace di fiorire e di vivere prepotente in un’ora del giorno, e subito dopo appassire e morire; quello che afferra, gli sfugge sempre via (cfr Platone, Simposio , 203). C’è un’espressione del profeta Osea che inquadra in maniera impietosa la congenita debolezza del nostro amore: «Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all’alba svanisce» (6,4). Ecco che cos’è spesso il nostro amore: una promessa che si fatica a mantenere, un tentativo che presto inaridisce e svapora, un po’ come quando al mattino esce il sole e si porta via la rugiada della notte.

Quante volte noi uomini abbiamo amato in questa maniera così debole e intermittente. Tutti ne abbiamo l’esperienza: abbiamo amato ma poi quell’amore è caduto o è diventato debole. Desiderosi di voler bene, ci siamo poi scontrati con i nostri limiti, con la povertà delle nostre forze: incapaci di mantenere una promessa che nei giorni di grazia ci sembrava facile da realizzare. In fondo anche l’apostolo Pietro ha avuto paura e ha dovuto fuggire. L’apostolo Pietro non è stato fedele all’amore di Gesù. Sempre c’è questa debolezza che ci fa cadere. Siamo mendicanti che nel cammino rischiano di non trovare mai completamente quel tesoro che cercano fin dal primo giorno della loro vita: l’amore.

Però, esiste un altro amore, quello del Padre “che è nei cieli” . Nessuno deve dubitare di essere destinatario di questo amore. Ci ama. “Mi ama”, possiamo dire. Se anche nostro padre e nostra madre non ci avessero amato – un’ipotesi storica –, c’è un Dio nei cieli che ci ama come nessuno su questa terra ha mai fatto e potrà mai fare. L’amore di Dio è costante. Dice il profeta Isaia: «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, sulle palme delle mie mani ti ho disegnato» (49,15-16). Oggi è di moda il tatuaggio: “Sulle palme delle mie mani ti ho disegnato”. Ho fatto un tatuaggio di te sulle mie mani. Io sono nelle mani di Dio, così, e non posso toglierlo. L’amore di Dio è come l’amore di una madre, che mai si può dimenticare. E se una madre si dimentica? “Io non mi dimenticherò”, dice il Signore. Questo è l’amore perfetto di Dio, così siamo amati da Lui. Se anche tutti i nostri amori terreni si sgretolassero e non ci restasse in mano altro che polvere, c’è sempre per tutti noi, ardente, l’amore unico e fedele di Dio.

Nella fame d’amore che tutti sentiamo, non cerchiamo qualcosa che non esiste: essa è invece l’invito a conoscere Dio che è padre. La conversione di Sant’Agostino, ad esempio, è transitata per questo crinale: il giovane e brillante retore cercava semplicemente tra le creature qualcosa che nessuna creatura gli poteva dare, finché un giorno ebbe il coraggio di alzare lo sguardo. E in quel giorno conobbe Dio. Dio che ama.

L’espressione “nei cieli” non vuole esprimere una lontananza, ma una diversità radicale di amore, un’altra dimensione di amore, un amore instancabile, un amore che sempre rimarrà, anzi, che sempre è alla portata di mano. Basta dire “Padre nostro che sei nei Cieli”, e quell’amore viene.

Pertanto, non temere! Nessuno di noi è solo. Se anche per sventura il tuo padre terreno si fosse dimenticato di te e tu fossi in rancore con lui, non ti è negata l’esperienza fondamentale della fede cristiana: quella di sapere che sei figlio amatissimo di Dio , e che non c’è niente nella vita che possa spegnere il suo amore appassionato per te.

[00289-IT.02] [Testo originale: Italiano]

Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

In lingua francese

Speaker :

Frères et sœurs, comme toute prière chrétienne, le Notre Père nous introduit dans le mystère de la paternité de Dieu. Lorsque nous parlons de Dieu comme Père, nous pensons à l’image de nos parents, surtout s’ils ont été bons et nous on fait du bien. Mais nous devons aller au-delà: Dieu est un Père qui est aux cieux . Il est l’amour total, alors qu’en cette vie, nous ne goûtons l’amour que de manière imparfaite et transitoire: il n’est souvent qu’une promesse qui a du mal à tenir, une quête qui bien vite se dessèche et s’évanouit. Mais il existe un autre amour: celui du Père qui est aux cieux . Personne ne doit douter d’être destinataire de cet amour. Même si notre père et notre mère ne nous ont pas aimés ici-bas, il y a au ciel un Père qui nous aime comme personne ne pourra jamais le faire sur la terre. Ne craignons donc pas: à personne n’est refusée l’expérience fondamentale de la foi chrétienne, celle de se savoir enfant aimé de Dieu. Rien ne peut éteindre cet amour passionné qu’il a pour chacun de nous.

Santo Padre :

Saluto cordialmente i francofoni, in particolare i giovani provenienti dalla Francia e i pellegrini della Svizzera e di Monaco. Vi invito, in occasione del vostro pellegrinaggio a Roma, a rifare l’esperienza di questo immenso amore paterno che Dio ha per noi, al fine di farlo scoprire agli altri. Dio vi benedica!

Speaker :

Je salue cordialement Je salue cordialement les personnes de langue française, en particulier les jeunes venus de France et les pèlerins venus de Suisse et de Monaco. Je vous invite, à l’occasion de votre pèlerinage à Rome, à refaire l’expérience de cet immense amour paternel que Dieu a pour nous afin de le faire découvrir aux autres. Que Dieu vous bénisse!

[00290-FR.01] [Texte original: Français]

In lingua inglese

Speaker:

Dear Brothers and Sisters: In our continuing catechesis on the “Our Father”, we now consider the first step of Christian prayer, which is to enter into the mystery of God’s paternity. To understand how God is Father we naturally think of our own parents; yet this image needs to be purified, for none of our parents is perfect, and neither are we! When we speak of God as “Father”, then, we must go beyond a merely earthly image, for God’s love is that of our Father who is in heaven . Yet we only experience this total divine love – in this life – in an imperfect way, for our human love is wounded. Indeed the fragility of human love is captured well by the words of the Prophet Hosea: “Your love is like a morning cloud, like the dew that goes early away” (Hos 6:4). God’s love, on the other hand, is a perfect kind of love; he loves us in a way that none on earth ever can. In the hunger for God’s love that we all feel, we are not seeking something non-existent, but instead responding to the invitation to know God as Father. So we should not be afraid, for nothing can extinguish his passionate love for us.

Santo Padre:

Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’Udienza odierna, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Scozia, Irlanda, Canada e Stati Uniti d’America. Su tutti voi, e sulle vostre famiglie, invoco la gioia e la pace del Signore. Dio vi benedica!

Speaker:

I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those from England, Scotland, Ireland, Canada and the United States of America. Upon all of you, and your families, I invoke the Lord’s blessings of joy and peace. God bless you!

[00291-EN.01] [Original text: English]

In lingua tedesca

 

Speaker:

Liebe Brüder und Schwestern, in der Reihe der Katechesen über das Vaterunser wollen wir heute nachdenken, was es heißt, dass Gott „Vater im Himmel“ ist. Er ist nicht ein gewöhnlicher Vater. Den Vätern hier auf dieser Erde geht es wie allen Menschen. Ihre menschlichen Beziehungen haben bei allem guten Willen ihre Grenzen. Wir Menschen tun uns zuweilen schwer, unsere Liebe wach zu halten. Wir unterliegen den Versuchungen des Egoismus, der Macht und des Haben-Wollens. Gottes Liebe ist radikal anders, hat eine andere Dimension. Seine völlige Liebe können wir in diesem Leben nur in unvollkommener Weise kosten. Wir sind vor Gottes Liebe arme Bettler. Und doch brauchen wir nie an der Treue seiner Liebe zu zweifeln. Wir sind stets die Adressaten seiner Liebe. Selbst wenn wir die Erfahrung gemacht haben, dass es unsere Eltern zuweilen an Liebe fehlen ließen, dürfen wir fest vertrauen: Es gibt einen Gott im Himmel, der uns so wie keiner auf dieser Erde liebt und lieben wird. Wir alle sind Gottes geliebte Kinder, und es gibt nichts im Leben, was diese Leidenschaft für uns auszulöschen vermag.

Santo Padre:

Un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua tedesca. Essere figli del Padre dei cieli significa amare il prossimo e stare vicini a quelli che sono soli e in difficoltà. Per questa testimonianza della misericordia divina, il Signore doni a voi e alle vostre famiglie il suo Paraclito e la sua grazia.

Speaker:

Ein herzliches Willkommen allen Pilgern und Besuchern deutscher Sprache. Kinder des Vaters im Himmel zu sein bedeutet, den Nächsten zu lieben und denen nahe zu sein, die allein und in Not sind. Um dieses Zeugnis der göttlichen Barmherzigkeit geben zu können, schenke der Herr euch und eure Familien seinen Beistand und seine Gnade!

[00292-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

In lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Siguiendo la catequesis sobre el Padrenuestro, hoy vemos cómo el primer paso de toda oración cristiana es el de introducirnos en el misterio de la paternidad de Dios. Aunque hayamos tenido unos buenos padres nuestra experiencia familiar no es suficiente para entender esta paternidad, porque sabemos que todo lo humano, también el amor, es imperfecto ya que está sujeto al egoísmo personal y a los límites propios de nuestra condición de hombres y mujeres.

Todos somos “mendicantes de amor” y experimentamos un gran deseo de amar y ser amados; pero al mismo tiempo encontramos que nuestro amor humano es débil e inconstante; es una promesa difícil de mantener, un intento que se seca rápido y se evapora, «como una nube mañanera, como el rocío que al alba desaparece», dice el profeta Oseas.

En cambio, el amor de Dios, nuestro Padre que está en los cielos , es diferente. Es un amor cercano, total y fiel; destinado a todos y a cada uno. Y aunque todos nuestros afectos terrenos se esfumaran, incluso el amor de nuestros padres, el amor de Dios permanece siempre. Es un amor del que no podemos dudar, porque la experiencia fundamental del cristiano es la certeza de saber que somos sus hijos amados.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española venidos de España y Latinoamérica, en particular a los seminaristas de la Diócesis de Getafe acompañados por su obispo, Mons. Ginés García Beltrán, y que celebran 25 años de la creación de ese centro de formación. Bienvenidos.

Que el Señor nos conceda la gracia de no tener miedo y de saber que no estamos solos, porque no hay nada en esta vida que pueda apartarnos de su amor de Padre.

Que Dios los bendiga a todos. Muchas gracias.

[00293-ES.02] [Texto original: Español]

In lingua portoghese

Speaker:

Quando chamamos «Pai» a Deus, temos em mente a figura do nosso pai terreno; mas este – o nosso pai tereno – não era perfeito, como nós próprios, aliás, também não seremos pais ou pastores perfeitos. As nossas relações de amor estão sempre marcadas pelos nossos limites e o nosso egoísmo, inquinadas por desejos de domínio ou de manipulação do outro. Somos mendigos que corremos o risco de nunca encontrar, na própria estrada, aquele tesouro que procuramos desde o primeiro dia da vida: o amor. Por isso, ao aplicar a Deus a imagem que temos do nosso pai, precisamos de a afinar, purificar. O amor de Deus é o do Pai «que está nos céus», como Jesus nos convida a rezar: «Pai Nosso, que estais nos céus». O nosso amor é frágil e intermitente, mas existe outro amor: o amor do Pai, que está nos céus; é o amor total, que nesta vida saboreamos apenas de forma imperfeita. A sede de amor, que todos sentimos, é o convite a conhecer Deus que é Pai. Por exemplo, a conversão de Santo Agostinho passou por aqui: aquele jovem e brilhante orador procurava simplesmente entre as criaturas algo que nenhuma criatura lhe podia dar, até ao dia em que teve a coragem de levantar o olhar; nesse dia, conheceu Deus. A expressão «que estais nos céus» não significa distância, mas uma diversidade radical, outra dimensão. Por isso, meus irmãos e minhas irmãs, não temais! Nenhum de nós está sozinho! Se, por infeliz sorte, teu pai terreno se tivesse esquecido de ti e, por isso, estivesses zangado com ele, quero que saibas que não te é negada a experiência fundamental da fé cristã: a de saber que és filho muito amado de Deus e que nada na vida pode apagar este amor d’Ele por ti.

Santo Padre:

Con grande affetto saluto i pellegrini di lingua portoghese, augurando a voi tutti di rendervi sempre conto di quanto la vita sia davvero un dono meraviglioso. Vegli sul vostro cammino la Vergine Maria e vi aiuti ad essere segno di fiducia e di speranza in mezzo ai vostri fratelli. Su di voi e sulle vostre famiglie scenda la Benedizione di Dio.

Speaker:

Com grande afeto, saúdo os peregrinos de língua portuguesa, com votos de que possais, vós todos, dar-vos sempre conta do dom maravilhoso que é a vida. Vele sobre o vosso caminho a Virgem Maria e vos ajude a ser sinal de confiança e esperança no meio dos vossos irmãos. Sobre vós e vossas famílias desça a Bênção de Deus.

[00294-PO.01] [Texto original: Português]

In lingua araba

Speaker:

[تابع قداسة البابا اليوم تعليمه حول صلاة الآبانا متوقفًا عند أبوّة الله لنا ومدى فهمنا لها. أوضح البابا أن الصورة التي يملكها الإنسان، عن محبّة الله الأبوية له، هي مشروطة بصورة محبّة والديه غير الكاملة، لذا فمن الضروري تنقية هذه الصورة وتخطّيها. فحبّ الله هو حبّ الآب "الذي في السماوات"، الحبّ الكامل وغير المشروط، والذي لا "تلوّثها" الرغبة في امتلاك الآخر وفي التلاعب به. يقول النبي أشعيا: "أَتَنْسى المَرأَةُ رَضيعَها فلا تَرحَمُ آبنَ بَطنِها؟ حتَّى ولَو نَسيَتِ النِّساءُ فأَنا لا أَنْساكِ. هاءَنَذا على كَفَّيَّ نَقَشتُكِ". وأكد البابا أن الاختبار الأساسي للإيمان المسيحي هو معرفة أننا أبناء محبوبون من الله، وأن ما من شيء في هذه الحياة بإمكانه أن يغير أو يقلل أو يخمد محبته الأبوية لنا].

Santo Padre:

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dalla Giordania, dalla Terra Santa e dal Medio Oriente. Il cuore inquieto dell’uomo trova la sua pace solo nell’Amore fedele di Dio. Infatti, solo l’amore di Dio Padre è in grado di colmare la nostra insaziabile fame di amore. Il Signore vi benedica e vi protegga ‎sempre dal‎ maligno‎‎‎‏!

Speaker:

أرحّب بالحاضرين الناطقين باللغة العربية، وخاصة بالقادمين من الأردن، ومن الأراضي المقدسة، ومن الشرق الأوسط. إن قلب الإنسان الحائر لا يجد سلامه إلا في محبة الله المخلصة. في الحقيقة، فقط وحدها محبة الله الآب هي القادرة على إرواء عطشنا الدائم للمحبة. ليباركك الرب جميعا ويحرسكم دائمًا من الشرير!

[00295-AR.01] [Testo originale: Arabo]

In lingua polacca

Speaker:

Kontynuujemy katechezy na temat „Ojcze nasz”. Pierwszym krokiem każdej modlitwy chrześcijańskiej jest wejście w tajemnicę ojcostwa Boga . Mówiąc, że Bóg jest naszym ojcem, myślimy o postaciach naszych rodziców, ale zawsze musimy to odniesienie „udoskonalić”, oczyścić. Jak czytamy w Katechizmie Kościoła Katolickiego: „Oczyszczenie serca dotyczy powstałych w naszej historii osobistej i kulturowej wyobrażeń ojca lub matki, które wpływają na naszą relację do Boga” (nr 2779). Dlatego też, gdy mówimy o Bogu jako o „ojcu”, myśląc o obrazie naszych rodziców, którzy nas kochają, jednocześnie musimy iść dalej. Miłość Boga Ojca „który jest w niebie” , to miłość całkowita, jakiej my w tym życiu zasmakowujemy jedynie niedoskonale. Istnieje wyrażenie proroka Ozeasza, które bezlitośnie ukazuje wrodzoną słabość naszej miłości: „Wasza miłość jest jak poranny obłok, jak rosa, która wcześnie znika” (6, 4). Oto, czym jest często nasza miłość: obietnicą, której trudno dotrzymać, usiłowaniem, które wkrótce wysycha i wyparowuje, jak rosa o poranku. Inna jest miłość Ojca „który jest w niebie”. Nawet jeśliby nasz ojciec i matka nie kochali nas, to jest Bóg w niebie, który nas kocha tak, jak nikt inny. Prorok Izajasz mówi: „Czy może kobieta zapomnieć o swym niemowlęciu? Czy może nie miłować dziecka swego łona? Lecz gdyby nawet ona zapomniała, Ja nie zapomnę o tobie! Oto wyryłem cię na moich dłoniach” (49, 15-16). Miłość Boga Ojca jest wierna i pełna.

Santo Padre:

Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Cari fratelli e sorelle, non dimenticate mai che siamo figli amatissimi di Dio e che non c’è niente che possa spegnere il suo amore appassionato per noi. La preghiera al Padre nostro che è nei cieli, colmi ogni sentimento di mancanza d’amore nella vita di ognuno e di ognuna di voi. Dio vi benedica!

Speaker:

Serdecznie pozdrawiam polskich pielgrzymów. Drodzy bracia i siostry, nie zapominajcie nigdy, że jesteśmy ukochanymi dziećmi Boga i że nie ma nic takiego, co mogłoby ugasić Jego namiętną miłość do nas. Modlitwa do naszego Ojca, który jest w niebie, niech wypełni wszelkie poczucie braku miłości w życiu każdego i każdej z was. Niech Bóg wam błogosławi!

[00296-PL.01] [Testo originale: Polacco]

In lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana.

Sono lieto di accogliere le Suore di Maria Ausiliatrice e i gruppi parrocchiali, in particolare quello di Sant’Arcangelo di Romagna.

Do il benvenuto ai fedeli provenienti da San Giorgio Lucano: volentieri benedirò l’effige della Madonna degli Angeli che si venera nel locale Santuario.

Saluto il Comitato regionale Lazio della Federazione italiana gioco calcio-Lega nazionale dilettanti; il Gruppo del personale della Questura di Campobasso; le Famiglie del Reparto Oncoematologia pediatrica dell’Ospedale Salesi di Ancona; gli Studenti del Master anticorruzione dell’Università di Roma Tor Vergata e gli Istituti scolastici.

E a voi di Campobasso vorrei ricordare una curiosità storica, ma tocca voi. Io sono del Sud, vicino all’Antartide. Voi sapete che il primo cappellano che è andato in Antartide era un concittadino vostro, uno nato a Campobasso. Complimenti per questo onore!

Un pensiero particolare rivolgo ai giovani, agli anziani, agli ammalati e agli sposi novelli.

Venerdì prossimo celebreremo la festa della Cattedra di San Pietro Apostolo. Pregate per me e per il mio ministero, anche per Papa Benedetto, affinché confermi sempre e ovunque i fratelli nella fede.

[00297-IT.02] [Testo originale: Italiano]

[B0142-XX.02]

from Bollettino Sala Stampa della Santa Sede https://ift.tt/2V9cuGE

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