fbpx

Udienza ai Collaboratori e Amici di Telepace

Acquista Online su SorgenteNatura.it

Alle ore 12.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Collaboratori e gli Amici di Telepace in occasione del 40.mo anniversario della nascita dell’emittente.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti all’Udienza:

Discorso del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle,

vi saluto con affetto e ringrazio Don Guido Todeschini per le sue parole di introduzione. Telepace ha da poco concluso le iniziative in occasione del suo quarantesimo anniversario. È stato un anno di speciale gratitudine a Dio e di riflessione sul vostro servizio professionale. In effetti, anche gli strumenti della comunicazione sono un dono di Dio: essi «hanno comportato un ampliamento di orizzonti per tante persone. Questo è un dono di Dio, ed è anche una grande responsabilità. Mi piace definire questo potere della comunicazione come “prossimità”. […] Una prossimità che si prende cura, conforta, guarisce, accompagna e fa festa» ( Messaggio per la 50ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali , 24 gennaio 2016).

Telepace si è sempre contraddistinta per la sua vocazione alla «prossimità» e per il suo servizio autentico «a Dio e all’uomo nella Chiesa», come recita il vostro motto. È in quest’ottica che va letta la scelta, sin dalle origini, di non accettare alcun tipo di pubblicità e di vivere unicamente di offerte libere. Come per i primi cristiani, c’è un affidamento totale alla Provvidenza, che poggia sull’invito di Gesù: «Cercate, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» ( Mt 6,33).

Telepace è nata piccola e circoscritta a poche province italiane, con un obiettivo ben preciso: essere voce di chi non ha voce . Vi incoraggio a continuare a perseguirlo. Soprattutto nel tempo attuale, in cui la cultura dello scarto lascia senza voce sempre più persone. Nel 1990, per desiderio di San Giovanni Paolo II, è stata aperta la sede di Roma: l’udienza del mercoledì, l’ Angelus , il Rosario e le celebrazioni del Papa arrivano integralmente e direttamente in ogni casa. Un grande rapporto di relazione e di affetto con la Sede di Pietro, cui si lega anche il «Cenacolo Maria Stella dell’Evangelizzazione».

Sono dunque contento di condividere questo momento di festa per il vostro anniversario. Non è una sosta fine a sé stessa, ma un’opportunità per rinnovare l’impegno preso quarant’anni fa. Per questo, vorrei affidarvi brevemente tre impegni.

Il primo: essere antenne di spiritualità. È sempre bella ed eloquente l’immagine dell’antenna, nella sua duplice funzione di emettere e ricevere un segnale. Telepace , in quanto canale radiotelevisivo, è esperta in questo processo comunicativo. A voi il compito di saper riconoscere in tutto ciò che avviene i segni spirituali dell’amore misericordioso del Padre. «Anche oggi è lo Spirito a seminare in noi il desiderio del Regno, attraverso tanti “canali” viventi, attraverso le persone che si lasciano condurre dalla Buona Notizia in mezzo al dramma della storia» ( Messaggio per la 51ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali , 24 gennaio 2017). Nella vostra professione possiate essere “canali viventi” di spiritualità verso Dio e verso tutti i vostri radioascoltatori e telespettatori. Soprattutto i poveri, gli ultimi, gli esclusi. Non dimenticatevi mai di loro, dei poveri della porta accanto! Continuate a stare accanto ai carcerati, ai condannati a morte – è brutto questo, ma ancora c’è la pena di morte – come quando vi siete recati nel Braccio della morte in Texas, dove avete accompagnato e assistito al patibolo due giovani, dopo averli confortati con i Sacramenti. È la spiritualità della carità!

Secondo impegno: educare i giovani alla scuola del Vangelo. Una delle istanze emerse nella recente Assemblea sinodale, dedicata ai giovani, riguarda proprio il loro rapporto con la Chiesa. Nel Documento finale si legge: «Tutti i giovani, nessuno escluso, sono nel cuore di Dio e quindi anche nel cuore della Chiesa. Riconosciamo però francamente che non sempre questa affermazione che risuona sulle nostre labbra trova reale espressione nella nostra azione pastorale […]. Eppure il Vangelo ci chiede di osare e vogliamo farlo senza presunzione e senza fare proselitismo, testimoniando l’amore del Signore e tendendo la mano a tutti i giovani del mondo» (n. 117). Quanto mi piacerebbe che anche i media dedicassero più attenzione ai giovani, non solo raccontando i loro fallimenti ma anche i loro sogni e le loro speranze! Il Vangelo della gioia ci chiama a un impegno educativo che non può essere più rimandato. Educare i giovani alla scuola del Vangelo significa, anzitutto, essere testimoni dell’unica Parola che salva. La vostra comunicazione sia in uscita , per porsi in dialogo e, prima ancora, in ascolto dei giovani. Ricordiamoci: il Vangelo chiede di osare!

Terzo: Essere narratori che non cadono nel pettegolezzo. La comunicazione non è solo trasmissione di notizie: è disponibilità, arricchimento reciproco, relazione. Purtroppo, continua ad essere molto diffusa una forma di comunicazione che non ha nulla a che vedere con l’attenzione all’altro e con la comprensione reciproca: è pettegolezzo. È un malcostume che ogni giorno insidia la comunità umana, seminando invidia, gelosia e bramosia di potere. Si può, perfino, uccidere una persona con quest’arma, sia impugnandola, ovvero costruendo pettegolezzo, sia passandola di mano, quando si presta ascolto prolungando la vita alla menzogna e alla delazione. È importante, quindi, comunicare responsabilmente, pensando anche a quanto male si può fare con la lingua, con il chiacchiericcio, con il pettegolezzo. Rinnovo, allora, l’invito a «promuovere un giornalismo di pace , […] un giornalismo fatto da persone per le persone, e che si comprende come servizio a tutte le persone, specialmente a quelle – sono al mondo la maggioranza – che non hanno voce, […] un giornalismo impegnato a indicare soluzioni alternative alle escalation del clamore e della violenza verbale» ( Messaggio per la 52ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali , 24 gennaio 2018).

Il Signore vi aiuti a non tradire mai l’obiettivo che portate impresso nel nome: Tele-pace . Ad essere sempre televisione della pace, che è dono di Dio ed è conquista umile e costante dell’umanità. Il vostro logo è la colomba che porta nel becco un ramoscello d’ulivo. Vi auguro di essere, ogni giorno, colombe di pace e di volare nell’etere con le due ali della preghiera e della carità.

Cari amici, tra pochi giorni vivremo il Natale. Prepariamoci a questo grande Mistero in silenzio: lasciamo che sia il Bambino a parlare; lasciamo che il suo sguardo, povero e indifeso, penetri i nostri cuori e con la sua tenerezza ci faccia “canali” di pace. Vi ringrazio della vostra visita, benedico voi e le vostre famiglie, e vi chiedo, per favore, di pregare per me. Grazie!

[02032-IT.02] [Testo originale: Italiano]

[B0936-XX.02]

from Bollettino Sala Stampa della Santa Sede https://ift.tt/2rAkaoI

Iscriviti Gratis!

Ricevi le notizie importanti via email

Sono consapevole che le email sono gestite con MailChimp ( more information )

La tua privacy è importante: non diffonderemo mai il tuo indirizzo email. In ogni momento potrai annullare l'iscrizione

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.